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Il mese di aprile va in archivio con performance da record per Wall Street. Dopo il crollo dei mercati più veloce di sempre, con il mercato dell’equity globale sceso del 33% dal 19 febbraio a 23 marzo, la Borsa di New York è stata tra le più reattive nella risalita.
Il Dow Jones Industrial Average – sceso ieri dell’1,17% complici i deludenti sussidi di disoccupazione e la minaccia di Donald Trump di imporre dazi sulla Cina, accusata di aver creato il coronavirus nel Wuhan Lab – segna un guadagno dell’11% ad aprile, mentre l’indice S&P 500 fa ancora meglio con +12,7%, mentre il Nasdaq Composite segna +15,5% in aprile.

Il super rimbalzo e la paura di non esserci

Il rally mensile per Dow Jones e S&P 500 segna il miglior mese dal 1987 e il miglior aprile dal 1938, secondo Dow Jones Market Data. L’ascesa del Nasdaq Composite è la migliore dal 2000 e il suo miglior aprile registrato.

Salita a doppia cifra di Wall Street che è ancora più consistente se si considera il rimbalzo dai minimi del 23 marzo: +33% per lo S&P 500 aveva toccato dei minimi sotto i 2.200 punti. Numeri impressionanti che vedono gli investitori contagiati da quella che Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos, definisce “paura di non esserci” citando il sociologo Fomo, ossia nel linguaggio è la paura di perdere un rialzo.

Sell in may and go away?

Adesso cosa aspettarsi? Lo scenario economico rimane altamente incerto e il trimestre in corso segnerà una crollo record del PIL negli Usa come in Europa a causa del lockdown. Inoltre l’avvio della cosiddetta Fase-2 comporta il rischio di una ricaduta sul fronte contagi e conseguentemente un rallentamento del rimbalzo economico previsto per la seconda metà dell’anno.

C’è poi il detto “sell in may and go away”. Una delle massime più conosciute nel mondo degli investimenti, ma questa volta potrebbe non essere necessariamente vero poiché gli investitori devono affrontare una delle crisi più significative della storia. Come sottolinea Mark Hulbert di MarketWatch, in sette degli ultimi otto anni hanno prodotto guadagni positivi nei sei mesi tra maggio e ottobre.
A più lungo termine, è confermato che i sei mesi che partono da maggio sono i peggiori sei mesi dell’anno, con ritorni solo dell’1,5% in media.





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