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Si preannuncia un anno record. La liquidità sul mercato non manca e gli investimenti in innovazione e tecnologia sono diventati imprescindibili. Due fattori che porteranno a chiudere il 2021 con un livello record di deal sia in termini di numero di operazioni sia in termini di capitali. Già la prima metà dell’anno ha visto un incremento notevole (+157%) a 156,2 miliardi di dollari investiti in 7.751 operazioni. Si tratta del livello più alto degli ultimi dieci anni. I dodici mesi, quindi, secondo le stime di Cb Insight, dovrebbero chiudersi con 292,4 miliardi investiti in 15.227 deal.

«Gli investimenti in innovazione hanno visto un’esplosione, anche perché la pandemia ha mostrato l’esigenza di accelerare sul fronte della tecnologia. L’hi-tech e il digitale sono i settori in cui i venture capital stanno investendo di più, così come nella sanità» commenta Innocenzo Cipolletta, presidente dell’Aifi, che aggiunge: «L’Italia segue questo fenomeno, a livelli più bassi rispetto ad altri Paesi, perché il nostro punto di partenza era inferiore. Se prendiamo le variazioni percentuali, però, abbiamo tassi non dissimili da quelli internazionali, ma in termini assoluti siamo ancora indietro pur avendo fatto dei significativi passi avanti rispetto al passato. Quest’anno dovremmo arrivare a investimenti vicini a un miliardo di euro. Più del doppio di quanto registrato lo scorso anno».

Delle prospettive del comparto in Italia si parlerà oggi nel corso del VentureUp Forum che si terrà a Torino, organizzato da Aifi in collaborazione con Fondazione Compagnia San Paolo, Fondazione CRT e Intesa Sanpaolo Innovation Center. Saranno diffusi i dati relativi ai primi nove mesi del 2021 che hanno evidenziato 157 operazioni initial e un ammontare investito (tra initial e follow on in start up con sede in Italia) di 530 milioni. L’indice Vem-i, elaborato dalla Business school della Liuc Università Cattaneo e che fotografa l’andamento degli investimenti initial, resta su livelli contenuti a fine settembre, attestandosi a 1.300, contro il picco di 1.950 segnato a fine 2020.

Il traguardo storico del miliardo resta alla portata, ma i dati confermano che il problema italiano sono le dimensioni ancora esigue rispetto ad altri Paesi Europei. Basti pensare che la Francia aveva chiuso lo scorso anno con 2 miliardi di investimenti. A riguardo, per il presidente Aifi, sono necessarie politiche di sostegno allo sviluppo: l’ampliamento dell’allocazione degli investitori istituzionali, più capitali al sistema attraverso la partnership pubblico privata; il rendere effettivo l’utilizzo degli incentivi fiscali, eliminando le difficoltà interpretative e coordinando tutte le agevolazioni; l’introduzione di incentivi per le exit, volti a favorire l’acquisizione di start up e pmi innovative da parte di soggetti corporate: la detassazione delle acquisizioni come spese in R&D.



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