fbpx



Uber Eats, nuovo punto di forza?
Nel trimestre scorso Uber ha evidenziato alcuni nuovi punti di forza nell’era del coronavirus e del social distancing, anzitutto la consegna a domicilio di pasti attraverso il servizio Uber Eats che ha registrato un incremento di oltre il 50% delle entrate a 819 milioni di dollari. L’azienda spera l’incremento rifletta un’evoluzione almeno in parte duratura nella domanda dei consumatori. “L’opportunità creata da Uber Eats è diventata ancora più significativa”, ha dichiarato il Ceo Khosrowshahi, ipotizzando espansioni del servizio anche piu’ in generale ai retailer – vale a dire un diverso equilibrio possibile nel core business di domani, post-pandemia. Dubbi, però, non mancano neppure qui. Le elevate commissioni imposte dal servizio ai ristoranti, spesso oltre il 30%, hanno generato polemiche e accuse di speculazione, generando proposte da parte di ristoratori di escludere simili intermediari e creare direttamente pool indipendenti per la consegne.

Le perdite di Lyft
Uber era stata preceduta, nel presentare il bilancio, dalla più piccola rivale Lyft, che aveva reso noto un andamento paragonabile. Aveva a sua volta riportato una perdita, pari a 398,1 milioni, con entrate per 955,7 milioni. Lyft ha reagito licenziando il 17% della forza lavoro, circa 1.300 dipendenti, e tagliando gli stipendi dei restanti tra il 10% e il 30 per cento. I membri del suo consiglio di amministrazione rinunceranno al 30% dei compensi in contanti. I titoli dell’azienda hanno anch’essi guadagnato terreno, salendo ieri del 21%, dopo che i risultati hanno sorpreso positivamente, ancor più di Uber, sia sul fronte del fatturato che degli utenti: questi ultimi nei primi tre mesi dell’anno sono aumentati del 3% a 21,2 milioni.

I rischi dello sharing
Le performance in borsa non alleviano il rischio che Uber e Lyft, alla luce dei bilanci, siano ormai diventate le bandiere di una vasta sharing economy che, dopo anni di crescita, oggi è messa, per la prima volta nella sua storia, alla prova e alle corde da una dura recessione. I segni concreti di fragilità in presenza di rovesci si stanno moltiplicando: Airbnb, nell’ospitalità alternativa, ha visto evaporare piani di collocamento azionario dopo aver raggiunto valutazioni da 31 miliardi di dollari e ha messo mano invece a accelerate riduzioni dei costi e alla raccolta di fondi d’emergenza. Ha a sua volta licenziato un quarto della forza lavoro, 1.900 dipendenti.

Le polemiche oltre le crisi
La crisi non è l’unico, serio ostacolo sulla strada di questi gruppi e di un loro riscatto nelle vesti attuali. Uber, come Lyft, e’ obiettivo di crociate legali contro lo sfruttamento indebito degli autisti, classificati alla stregua di professionisti esterni e precari anzichè come dipendenti con maggiori diritti e benefit. La California, che ha passato una legge con criteri più severi nel trattamento dei lavoratori sulla base di mansioni e ruolo nel core business dell’azienda, ha denunciato sia Uber che Lyft per violazione della normativa. Il ricorso è stato presentato dalla procura generale dello stato e da diverse autorità locali.



Source link

REGISTRATI ORA
%d bloggers like this: