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Attenzione alle varie voci elencate in busta paga. Il pericolo di perdere soldi si nasconde dietro l’angolo e la legge non ammette ignoranza. Arriva il tanto desiderato momento della paga mensile. Abbiamo già fatto numerosi progetti e, con la mente, speso già quei soldi che a breve avremo tra le mani. Peccato che all’arrivo della busta paga, l’importo non sia proprio quello che ci aspettavamo. Oppure, ancora peggio, non ci siamo mai accorti fino ad ora di aver pagato delle tasse nascoste in busta paga per chissà quanto tempo.

Tasse nascoste in busta paga: la legge non ammette ignoranza

Lo sappiamo molto bene, la legge non ammette ignoranza. Se abbiamo sostenuto un pagamento che in realtà non ci toccava, potremo fare ben poco per recuperare quel denaro. Non è certo una novità quella che fonda gli incassi dello stato sull’ignoranza dei contribuenti. Ne abbiamo parlato di recente a proposito della detrazione riguardo l’imposta Irpef: secondo la nuova Manovra di Bilancio da quest’anno verrà escluso il pagamento in contanti di alcuni servizi o beni. Ma lo stato punta sulla mancata conoscenza da parte dei consumatori e mira a risparmiare circa 500 milioni di euro in questo modo. Alla stessa maniera, questo potrebbe accadere sulle tasse nascoste in busta paga.

Per tale motivo, è utile prestare molta attenzione alle voci di cui la stessa si compone. Stando a quanto riportano gli ultimi dati di ricerca, si stima che gli italiani ignorino più del 90% delle tasse che vengono imposte alla loro busta paga. Secondo un’analisi riportata dalla Cgia, una famiglia italiana subisce un prelievo fiscale di circa 18 mila euro e che questo potrebbe colpire maggiormente i lavoratori dipendenti.

Attenzione ai buoni pasto

In generale, si consiglia di operare un’attenta lettura a tutte le voci riportate nella tabella IRPEF. Una delle voci più spiacevoli, circa gli ultimi provvedimenti, riguarda i buoni pasto come previsto dalla Nuova Legge di Bilancio. Quest’ultima ha ridotto le esenzioni per i buoni pasto cartacei e questo comporta il rischio che lavoratori e aziende si vedano addebitarsi sulla propria busta paga l’imponibile. Difatti, come previsto dal 1° gennaio scorso, il tetto massimo di imponibile pari a € 5,29 è stato abbassato a € 4,00 per quanto riguarda i ticket pasto. Cosa significa? Coloro che ricevono dei buoni pasto da € 5,29 avranno un imponibile maggiore di circa 300 euro all’anno.

Su questo imponibile si dovrà calcolare Irpef, contributi Inps e addizionali e quindi la spesa potrebbe riversarsi direttamente sul lavoratore. Lo Stato mira a risparmiare in questo modo 51 milioni di euro nell’anno corrente, chissà quanti si accorgeranno delle tasse nascoste in busta paga.

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