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Stati Uniti e Cina, la rivalità per diventare traino dell’economia globale

Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR, analizza i rapporti tra le due superpotenze e i loro margini di crescita. Unico obiettivo in comune: la lotta al cambiamento climatico

Da tempo si sente parlare di una nuova Guerra Fredda, quella commerciale e ideologica in atto tra Stati Uniti e Cina. Ma la potenza economica di Pechino è ben diversa da quella della Russia di Krusciov e Breznev. Forse funzionerebbe meglio associare la rivalità tra i due Stati a quella vissuta tra Sparta e Atene nel quinto secolo avanti Cristo, con i primi rappresentati dagli Usa, forza egemone, e i secondi che avrebbero il ruolo di potenza emergente, quello che oggi ricopre la Cina.

L’AUTORITARISMO “BENEVOLO” CINESE

È l’opinione offerta da Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR, nel suo commento sulle due superpotenze globali. L’esperto della società di gestione patrimoniale comincia analizzando il modello politico della Cina, “l’autoritarismo benevolo” che il presidente Xi Jinping promuove fuori dai confini nazionali come alternativa ai sistemi democratici occidentali. Se è vero che da un lato Pechino è riuscita a uscire dalla crisi pandemica in tempi rapidi e a essere l’unica realtà a crescere nel 2020, è anche vero, ricorda Benetti, che il suo debito è tre volte superiore al Pil e che la fiducia nel governo come prestatore di ultima istanza sta venendo meno, con la mano autoritaria del Partito Comunista sempre più presente nella vita delle imprese, come dimostrato dal caso della IPO di Ant

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** Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge

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