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Con le fabbriche bloccate per la carenza di chip, l’industria non riesce a soddisfare la forte domanda. Prezzi in forte crescita. Per GM e Ford consegne in calo del 30%, ma Tesla (NASDAQ:) dovrebbe crescere del 26%. Le previsioni degli analisti.

Solo un milione di auto vendute, il peggior settembre da 10 anni.

E’ stato un settembre nero per l’industria americana dell’auto. In attesa dei dati ufficiali delle Case automobilistiche, in uscita fra poche ore, tre fra i principali centri studi del settore, Cox Automotive, Edmunds e J.D. Power/LMC Automotive, sono concordi nel prevedere che a settembre le vendite di auto negli Stati Uniti sono cadute del 24-26% rispetto allo stesso mese del 2020. In totale le auto vendute dovrebbero essere non più di un milione, cioè il volume più basso mai registrato in un mese di settembre negli ultimi 10 anni.

Il trimestre luglio-settembre dovrebbe essersi chiuso con meno di 3,4 milioni di auto vendute, in calo di almeno il 13% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, che comunque aveva registrato volumi depressi a causa della pandemia da Covid.

Il motivo di questo disastro? La carenza di chip e la difficoltà di approvvigionamento di componenti in generale, che ha portato alla chiusura di alcune fabbriche per settimane. E l’aspetto paradossale è che la produzione si inceppa proprio in un periodo di forte domanda di nuove auto da parte degli americani. Le scorte di veicoli nuovi sono scese ai minimi assoluti.

La crisi dei chip durerà ancora nel 2022. La situazione tornerà normale nel 2023.

Gli analisti di Cox si aspettano lievi miglioramenti nel quarto trimestre e con ulteriori progressi via via nel corso del 2022, ma l’industria non tornerà alla normalità “fino al 2023”. Come reazione a tutto questo, JD Power prevede un incremento dei prezzi delle auto: a settembre il prezzo medio di un veicolo nuovo dovrebbe essere stato di 42.800 dollari, segnando il quarto mese consecutivo sopra la soglia dei 40mila dollari.

Sull’andamento delle singole Case, Edmunds si aspetta cifre pesanti per i due big, General Motors (NYSE:) e Ford, che dovrebbero registrare flessioni rispettivamente del 31,5% e del 29%.

Per Tesla la previsione di Cox Automotive è una crescita delle vendite nel terzo trimestre del 26%. Elon Musk si sta dimostrando molto ottimista sull’argomento;: una settimana fa ha dichiarato che la crisi dei semiconduttori sarà risolta l’anno prossimo perché i produttori di chip stanno realizzando molte nuove fabbriche “che andranno ad aumentare la capacità già dall’anno prossimo”. Le sue parole hanno lasciato perplessi molti esperti, perché è vero che giganti come Intel (NASDAQ:) o la taiwanese Tsmc hanno annunciato piano per realizzare nuovi stabilimenti negli Usa, ma ci vorranno anni prima di vederli realizzati e funzionanti a regime.

Glenn O’Donnell, capo della ricerca della società di consulenza Forrester, pensa che la carenza di chip durerà ancora nel 2023. E il conto di quest’anno è già molto salato: Alix Parnters prevede che per l’industria automobilistica mondiale la mancanza di semiconduttori si traduca nel 2021 in 210 miliardi di dollari di minori ricavi.

Ecco le previsioni del consensus degli analisti per l’intero 2021.

General Motors. I ricavi dovrebbero salire del 6,6% a 130,5 miliardi di dollari e l’utile è atteso in miglioramento a 8,7 miliardi dai 6,2 miliardi dell’anno prima. Attualmente il titolo è scambiato a 53,1 dollari e la media dei target price è 71,3 dollari (upside del 35%).

Ford. Il 2021 dovrebbe chiudersi con una crescita dei ricavi a 127 miliardi di dollari (+9,6%). E’ previsto il ritorno a un solido utile con 4,9 miliardi di profitti, dopo una perdita nel 2020 di 1,2 miliardi. La quotazione di Borsa attuale è 14,25 dollari e la media dei target price è 16 dollari (upside del 13%).

Tesla. Gli analisti scommettono su un balzo dei ricavi del 60% a 50,4 miliardi di dollari con un utile di 4,1 miliardi. Il titolo viaggia al a 780 dollari, sopra la media dei target price che è attestata a 686 dollari (downside dell’11%).





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