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(Teleborsa) – Misura bandiera dei Cinquestelle, il Reddito di Cittadinanza è finito da tempo nel mirino della Lega che ne chiede con forza l’abolizione. Problema non da poco per l’esecutivo guidato da Draghi visto che le due forze politiche fanno parte della maggioranza e uno scontro sul tema potrebbe rischiare di far saltare il banco.

“In tutti i posti che ho girato per l’Italia mi hanno chiesto di togliere il reddito di cittadinanza. In manovra economica l’emendamento per farlo lo metto io, avrà la mia prima firma. Poteva avere un senso tre anni fa, ma ora abbiamo visto che non funziona e dobbiamo assolutamente cancellare il reddito di cittadinanza”, ha detto pochi giorni fa il leader della Lega Matteo Salvini a Pinzolo. Interviene anche il Pd con Letta che, a sua volta, fissa il perimetro: “lo strumento va migliorato, non cancellato”.

Tradotto: si lavora ad una sintesi con l’obiettivo di “salvare” la misura introducendo delle modifiche necessarie e chieste a gran voce da quanti lo considerano, allo stato, uno strumento inutile.

Anzitutto, iter burocratico più snello e regole più stringenti per chi non accetta posti di lavoro disponibili, ma non solo. Il Governo sembrerebbe orientato a coinvolgere le agenzie di reclutamento private nella ricerca del lavoro per i percettori del Reddito di cittadinanza. Addio, dunque, ai centri per l’impiego.

Al momento non ci sono indirizzi definiti. Alcune proposte potrebbero arrivare già a metà ottobre quando cioè si chiuderà una prima fase dei lavori del comitato scientifico sul Reddito di Cittadinanza.

“Mentre il Paese è ancora alle prese con le ricadute dell’emergenza Covid lo Stato non può certo ignorare le povertà vecchie e nuove, ma bisogna prendere atto che il Reddito di Cittadinanza non è riuscito ad intercettare la maggioranza dei veri indigenti, tagliando fuori troppe famiglie in povertà assoluta e penalizzando i poveri del Nord, dove il costo della vita è di molto superiore”. Così in una nota la presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini.

“Allo stesso tempo – prosegue – il sussidio è stato invece percepito da una consistente fascia di non poveri, per non parlare di pregiudicati, immigrati irregolari e furbetti di ogni specie. Se la parte assistenziale ha rivelato troppi buchi neri, quella relativa all’inserimento lavorativo ha totalmente mancato gli obiettivi prefissati, con una percentuale di inclusione assolutamente irrisoria e la proliferazione del lavoro nero. Siamo dunque di fronte a uno strumento che va totalmente ripensato: non ha senso rivendicare ideologicamente la falsa bontà di un fallimento”.





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