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Attenzione ai titoli delle banche italiane scambiati a Piazza Affari, dopo le novità emerse dalla nuova UniCredit di Andrea Orcel. L’amministratore delegato ha chiarito che le operazioni di M&A non sono al momento una priorità, gelando così l’ipotesi di un matrimonio tra Piazza Gae Aulenti e la banca senese.

“Al momento, voglio concentrarmi sulla nostra Banca, sulle risorse all’interno del nostro Gruppo: è lì che risiede il nostro vero valore, e per questo dobbiamo impegnarci per sprigionare il nostro potenziale. Come ho detto sin dall’inizio, le opportunità esterne rappresentano solo un acceleratore, ma è focalizzandoci sul nostro business, semplificandolo, ottimizzando e ridefinendo le nostre strutture che potremo veramente mettere i nostri clienti al centro di ciò che facciamo”.

Orcel lo ha scritto nero su bianco, dunque: “le opportunità esterne rappresentano solo un acceleratore”.

Il titolo UniCredit vira nella seconda metà della seduta in territorio negativo, anche Mps è ora sotto pressione. Peggio fa Banco BPM che arretra alle 14.16 ora italiana dello 0,80% (si era vociferato anche in merito alla possibilità che UniCredit lanciasse un’Opa sull’istituto di Piazza Meda).

Così il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, intervistato da Class Cnbc, ha commentato il dossier Mps-UniCredit:

“Non c’è scritto da nessuna parte che Unicredit debba rilevare il Monte dei Paschi di Siena- Il salvataggio di Mps, e come lo so io, lo sanno perfettamente gli addetti ai lavori, può passare solo da una operazione di sistema ed è quindi inimmaginabile che il Tesoro o il governo possano sperare che Unicredit, che si sta rilanciando, si faccia carico da sola del Montepaschi, anche se qualcuno sta lavorando perchè ciò avvenga in modo tale che il gruppo Unicredit parta col piede sbagliato, insomma con una pesante zavorra sulle spalle”.

Sileoni ha continuato:

“Negli ultimi anni è stata spesa una quantità infinita di denaro pubblico per gli aumenti di capitale di Mps. Io vedo tre possibilità: o diversi gruppi bancari si prendono una quota, in una operazione che viene definita spezzatino, ma occorre tempo e il presidente del consiglio dovrebbe bussare alla porta della Bce per ottenere una proroga oltre il 31 dicembre per la permanenza dello Stato nel capitale della banca; oppure il Mef ha una carta di riserva, magari un fondo d’investimento intenzionato ad acquistare Mps; la terza ipotesi, quella per noi più tutelante per le lavoratrici e i lavoratori del gruppo, è di sostenere l’amministratore delegato Guido Bastianini, ma anche in questo caso serve la proroga della Bce e, in più, un ulteriore aumento di capitale”.





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