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Wall Street ignora la questione dei 533 milioni di utilizzatori che hanno da anni i loro dati personali pubblicati in rete. Con un rialzo del 3,4%, lunedì 3 aprile il social network ha segnato il nuovo massimo storico a 308,9 dollari. Investitori affascinati dall’analista che prevede un buyback o un dividendo.

C’è anche il cellulare di Mark Zuckerberg fra i dati rubati al social network.

533 milioni di utilizzatori di Facebook (NASDAQ:) di 106 diversi Paesi hanno i loro dati personali spiattellati in rete, alla portata di tutti, curiosoni e malintenzionati. Un brutto colpo per la regina dei social network, che potrebbe rischiare un nuovo processo pubblico come quello che seguì allo scandalo Cambridge Analytica, che le costò una multa di 5 miliardi di dollari. In realtà questa preoccupazione non trova nessuno spazio fra gli investitori. Lunedì 5 aprile, nel primo giorno di Borsa aperta dopo la diffusione della notizia, la quotazione di Facebook è schizzata al rialzo del 3,4% andando a segnare il nuovo massimo storico a 308,9 dollari.
La notizia è uscita sabato di Pasqua (3 aprile) sul quotidiano inglese The Sun e sul sito americano Business Insider e subito il portavoce di Faceboook ha precisato che si tratta di una storia vecchia. La “fuoriuscita” di dati, fra i quali anche il cellulare e l’indirizzo di casa di Mark Zuckerberg, è avvenuta nell’agosto 2019 e la società allora si scusò e corse ai ripari. I dati reperibili oggi gratuitamente in rete su alcuni siti di hacker sono ancora quelli, sono lì da tempo e Facebook non può fare niente per metterli al riparo. Quindi non c’è stata una nuova violazione della sicurezza nei sistemi di Facebook e lo scoop giornalistico è solo un mezzo scoop.

Brian White, l’analista che sostiene che il titolo è sottovalutato.

E’ per questo che le quotazioni di Facebook hanno segnato un nuovo top? Pare proprio di no. Sembra piuttosto che gli animi degli investitori si siano eccitati per la ricerca dell’analista Brian White della società indipendente newyorchese Monness, che ha fatto un ragionamento terra terra, ma piuttosto convincente.
Oggi Facebook, ha scritto White, ha dei multipli di Borsa più da titolo “value” che non da “growth”, con un rapporto fra il prezzo e gli utili previsti nel 2021 (P/E) di solo 26 volte, rispetto a una media storica di 32 volte. Eppure le previsioni degli analisti raccolte da FactSet mostrano sempre una robusta tendenza alla crescita anche nei prossimi anni: secondo il consensus i ricavi dovrebbero salire nel 2021 del 25%, nel 2022 del 19% e nel 2023 del 17%. Il consensus prevede anche margini stabili: nei prossimi tre anni l’Ebit non scenderà sotto il 36% dei ricavi e l’utile netto sarà stabilmente sopra il 30%.
In più l’analista sottolinea che a fine 2020 Facebook aveva zero debiti e una posizione finanziaria netta positiva di 62 miliardi di dollari Con una quantità di cassa simile, ci potrebbe scappare anche un buyback o il primo dividendo nella storia di Facebook. Con buona pace dei 533 milioni di utilizzatori messi “a nudo” sulla rete.

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