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© Reuters

Di Alessandro Albano 

Investing.com – UniCredit (MI:) continua ad essere la miglior performer sul listino blue chip di Piazza Affari, dopo il nuovo piano strategico al 2024 reso noto in mattinata che prevede fino a 16 miliardi di euro di dividendi nell’arco del triennio. 

Dopo aver presentato le nuove linee guida, nella call con i media l’Ad Andrea Orcel è tornato a parlare di M&A. “Non escludo e non pianifico M&A”, ha affermato il Ceo, ma le operazioni “si possono valutare se rispondono alla strategia della banca”, come “un rafforzamento del Rote, distribuzione e rafforzamento dell’attività”.

Incalzato sul dossier Monte dei Paschi (MI:), naufragato lo scorso mese per una divergenza di disponilbilità di capitale con il Mef, l’ex UBS ha precisato che “è ancora presto commentare una possibile soluzione di sistema per Mps”, rispondendo a chi aveva chiesto se ci fosse la possibilità di vedere una “soluzione di sistema”.

Per quanto riguarda UniCredit (MI:), “la banca – ha continuato Orcel – ha offerto una soluzione che era stata concordata con il governo. Eravamo pronti a metterla in atto, ma purtroppo non siamo riusciti a chiudere un accordo ai termini concordati”.

Oltre all’ampia remunerazione per i soci, il piano strategico “UniCredit (MI:) Unlocked” prevede ricavi oltre i 17 miliardi di euro a fine piano, commissioni al 40% del ricavato e un utile netto superiore ai 4,5 miliardi. 

Linee guida, che secondo quanto commentato dallo stesso Orcel,  porteranno “rendimenti significativamente più elevati e in progressiva crescita per i nostri azionisti”. Un piano che “non si limita al breve termine, ma ci prepara anche al successo e alla stabilità nel lungo periodo, oltre il 2024”.

Secondo gli analisti di Intermonte (MI:), “L’aspetto qualificante è nella remunerazione. La società intende dare ai soci circa 16 miliardi di euro in tre anni, il doppio di quel che prevedeva il piano precedente. La somma, superiore alle aspettative degli analisti, vale oltre il 60% della capitalizzazione attuale”. Tuttavia, “l’aumento del payout si traduce in un Common Equity Tier 1 tra 12,5% e 13%, leggermente più basso di quel che si aspettavano gli analisti”.

 

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