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Quando i mercati sono così agitati, solitamente abbiamo l’intervento di Trump. Nonostante l’emergenza sul coronavirus stia iniziando a preoccupare anche gli USA, i politici statunitensi devono ancora concordare o disporre di un piano per lo stimolo fiscale. Le oscillazioni selvagge del sentiment che stanno colpendo le borse di tutto il mondo stanno mettendo non poca pressione ai vari governi ed è per questo motivo che ci si aspetta – da un momento ad un altro – qualche annuncio d’oltre Oceano. Le questioni relative al sostegno fiscale per le economie dovrebbero essere un tema stringente, ma un’altra risposta è arrivata dalla BoE che nel corso della mattinata ha tagliato il costo del denaro di 25 punti base passando pertanto allo 0,50%.

I rendimenti obbligazionari stanno nuovamente ripiegando e il dollaro è di nuovo sotto pressione. Idem l’azionario, che dopo il rimbalzo di ieri si trova di nuovo in preda alle vendite. La reazione al taglio BoE è stata simile a quella osservata sul Dollaro: prima della notizia avevamo una Sterlina debole, dopo la notizia sono scattati gli acquisti e ora siamo nuovamente in fase di ripiegamento.

Sul fronte calendario economico l’inflazione USA sarà il principale mover, ma alle 10:30 I dati riguardanti il Gran Bretagna hanno evidenziato un deterioramento dei settori industriale e manifatturiero. Anche il PIL non è stato brillante, il ché potrebbe giustificare le vendite – oltre alla mossa della Banca Centrale – di questo momento. Dicevamo dell’inflazione, il CPI USA delle 13:30 dovrebbe attestarsi allo 0,0% a febbraio, il che trascinerebbe lil CPI annuo a + 2,2% (da + 2,5% a gennaio). L’IPC core dovrebbe crescere del + 0,2%, il che lascerebbe la proiezione annuale a + 2,3% (+ 2,3% a gennaio).

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