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In tempi di coronavirus, pesano più del solito le centinaia di euro di disattivazione che gli operatori chiedono. Spesso applicando così extra che non sono obbligatori.
E a giudicare dalle tante mail che ci arrivano, di questo tenore, non c’è abbastanza chiarezza sui costi di disdetta. Colpa anche degli operatori e in particolare della loro forza vendita che non rispettano le norme secondo cui – da molti anni – questi costi andrebbero esplicitati, in modo chiaro e completo, al momento del contratto.
Sugli stessi loro siti anche un esperto ha difficoltà a trovare i costi di disdetta, sparsi in molte pagine e solo in parte descritti (mai quantificati di preciso) nei contratti.
 
Esempio: ora nel contratto Vodafone c’è scritto: “Nel caso in cui il Cliente decida di recedere dal contratto, o invii, a norma del precedente art. 7, disdetta dal contratto, lo stesso sarà tenuto al pagamento di un costo di migrazione o di disattivazione del servizio pari a 28 euro. Il Cliente che, receda dal contratto o invii disdetta ai sensi dell’art.7 prima che siano trascorsi 24 mesi sarà tenuto a corrispondere a Vodafone, in un’unica soluzione, o, a scelta, continuando a pagare con la stessa cadenza e lo stesso metodo di pagamento da lui indicato, l’eventuale quota parte del costo di attivazione non ancora corrisposta, oltre al costo di disattivazione o migrazione ed all’eventuale importo forfetario a copertura degli sconti e/o delle promozioni speciali eventualmente fruite dal Cliente. Questi ultimi, secondo quanto previsto dalla delibera 487/18/CONS, saranno in ogni caso commisurati al valore del contratto nonché equi e proporzionali alla durata residua dell’eventuale promozione con un importo crescente dal primo al dodicesimo mese e decrescente dal dodicesimo al ventiquattresimo mese”.
 
A parte i 28 euro, tutto il resto è di difficile comprensione. Siamo al corrente che è proprio grazie a una battaglia dei consumatori che i costi di disdetta sono diventati variabili, decrescenti in base alla durata residua del contratto (e in realtà gli operatori ci hanno messo due anni per rispettare questo principio, già iscritto nella legge sulla concorrenza del 2017). Agli operatori basterebbe poco essere trasparenti: potrebbero includere nella pagina clienti del sito un motore di calcolo dei costi di disdetta. Il contratto non cita quelli del modem, perché in effetti non sono più obbligatori: l’utente può per legge restituirlo per non doverlo più pagare. Ma ci risulta che gli operatori continuino di default a addebitare le rate nella disdetta salvo poi rinunciarvi se gli utenti si oppongono. Chi ha attivo l’addebito automatico su conto o carta poi dovrà combattere per il rimborso.



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