fbpx



MILANO – L’industria che ha trainato il forte rimbalzo economico in uscita dalla crisi per la pandemia ha tirato il fiato ad agosto. Secondo i dati Istat sulla produzione industriale, nel mese di piena estate l’indice destagionalizzato che traccia l’andamento delle fabbriche tricolori è sceso dello 0,2% rispetto a luglio. “Ad agosto si registra una lieve diminuzione congiunturale della produzione industriale, dopo due mesi di crescita – il commento affidato a una nota dall’Istituto di Statistica – Nella media degli ultimi tre mesi la dinamica congiunturale risulta positiva”. Resta infatti intatto il balzo in avanti registrato nei mesi precedenti, tanto che “rispetto a febbraio 2020, mese antecedente l’inizio dell’emergenza sanitaria, il livello dell’indice di agosto è superiore dell’1,5%, al netto dei fattori stagionali”.

Il trimestre giugno-agosto registra comunque una crescita dei livelli di produzione dell’1,1% sul trimestre precedente.

Scendendo nel livello di dettaglio, i dati Istat dettagliano che l’indice destagionalizzato mensile cresce su base congiunturale per i beni strumentali (+0,8%), mentre diminuisce per l’energia (-2,1%), i beni di consumo (-2,0%) e i beni intermedi (-1,3%).

Tra i settori penalizzati maggiormente da questa fase, emerge come la crisi dei chip che sta travolgendo l’industria automobilistica globale non abbia risparmiato il nostro paese: la produzione di autoveicoli ad agosto è calata del 37,4% in Italia, accentuando la dinamica di luglio quando il calo fu del 7,4%. C’è da dire però che l’andamento della produzione di autoveicoli aveva preso un tono grintoso visto che su base annua, nei primi 8 mesi dell’anno e quindi rispetto allo stesso periodo del 2020, la produzione è cresciuta del 43%.

Depurato per gli effetti di calendario, l’indice della produzione di agosto è invariato rispetto all’anno precedente. “Crescono in misura accentuata i beni intermedi (+4,9%) e i beni strumentali (+4,4%); diminuiscono, invece, i beni di consumo (-5,4%) e, in misura più marcata, l’energia (-6,6%)”. Se si guarda ancora al raffronto tendenziale, i settori di attività che registrano gli incrementi tendenziali maggiori “sono la metallurgia e la fabbricazione di prodotti in metallo (+16,6%), la fabbricazione di macchinari (+10,3%) e la fabbricazione di apparecchiature elettriche (+6,3%). Viceversa, le flessioni più accentuate si osservano nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-23,7%), nella produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati (-20,9%) e nelle attività estrattive (-17,7%)”.

Confcommercio addita i timori su tasse e prezzi

Come già sottolineato da diversi osservatori, per il prosieguo della ripresa è necessaria una rotazione dal settore industriale a quelli dei servizi e dei consumi: a loro tocca, adesso, trainare l’economia italiana definitivamente fuori dalla pandemia in attesa che le riforme strutturali e i finanziamenti del Recovery plan mettano il Belpaese su quel sentiero di crescita sostenibile e duratura che è mancata negli ultimi vent’anni ed è la priorità del governo Draghi. Da questo punto di vista, però, un campanello d’allarme arriva dalla Confcommercio, che ha redatto un’indagine con Metrica Ricerche dalla quale emerge che l’incertezza frena ancora la ripresa, con famiglie e imprese che temono aumenti di tasse e dei prezzi.

E’ dunque l’incertezza a caratterizzare l’atteggiamento di famiglie e imprese verso gli ultimi mesi del 2021. Da qui alla fine dell’anno, le imprese sono più ottimiste (42,7%) rispetto alle famiglie (24,3%). Ma se le imprese prevedono un miglioramento della propria attività (61%) e più investimenti (una su tre), le famiglie temono un possibile calo dei redditi (per l’80%) e dei risparmi (68,5%), prevedendo consumi sostanzialmente stabili (75,5%) e prudenza per viaggi, vacanze, tempo libero. Tra i maggiori ostacoli alla ripresa le famiglie indicano al primo posto l’aumento delle tasse, seguito da quello dei prezzi e dalla perdita deil posto di lavoro, per poi seguire con la situazione sanitaria e il calo dei redditi. Anche le imprese mettono al primo posto l’aumento delle tasse, seguito al secondo dal calo dei redditi delle famiglie e al terzo dell’aumento dei prezzi delle materie prime.

Da queste evidenza, la richiesta del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, secondo il quale l'”incertezza si traduce in meno consumi e dunque meno crescita. Ecco perche’ – spiega – e’ vitale che la riforma fiscale punti su semplificazione e diminuzione delle tasse, passaggio fondamentale, insieme all’utilizzo efficace del Pnrr, per rimettere in moto il Paese”.



Source link

REGISTRATI ORA
%d bloggers like this: