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MILANO – Giornata debole per le Borse asiatiche e, in prospettiva, per gli scambi occidentali all’indomani del balzo dell’inflazione americana. La corsa inarrestabile dei prezzi Usa, +5,4% annuo a giugno, ha riacceso il dibattito tra gli operatori su come si debba comportare la Federal Reserve: fino ad ora la Banca centrale americana ha chiarito che ritiene la fiammata dei prezzi un fattore temporaneo e, avendo da poco cambiato la sua strategia, che sarà tollerante nell’accettare una fase di inflazione alta finché la ripresa non si sarà consolidata, anche sul mercato del lavoro. Ma i dati più recenti, uniti ai timori che la corsa del petrolio alimenti ulteriori rialzi, hanno rialimentato il dibattito tra i trader sul fatto che la Fed possa ridurre gli stimoli prima del previsto, per evitare un surriscaldamento dei prezzi. Sarà fondamentale sentire cosa dirà a tal proposito il governatore Powell, nelle audizioni al Parlamento di oggi e domani.

Ad agitare gli investitori ci sono anche le notizie di ripartenza dei contagi, con relativo innalzamento delle misure di sicurezza da parte di molti Paesi. Argomento di cui si dibatte anche in Italia. I future sulle Borse europee e su Wall Street sono dunque in ribasso.

Ieri sera, la piazza americana aveva chiuso debole dopo un iniziale momento positivo nel quale gli indici avevano registrato nuovi record: alla fine della seduta, però, il Dow Jones ha perso lo 0,3% e il Nasdaq lo 0,38%.

Questa mattina, Tokyo ha registrato una flessione dello 0,23%, Shanghai ha ceduto lo 0,46%, Hong Kong lo 0,25% e Seul lo 0,21%. In Giappone, è stato rivisto al ribasso il dato sulla produzione industriale di maggio che è stata fissata al -6,5% su base mensile.

In attesa delle parole di Powell (e oggi è in agenda anche la pubblicazione del Beige Book della Fed) l’euro apre poco mosso sotto quota 1,18 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,1785 dollari e a 130,27 yen. Dollaro/yen a 110,53. Da registrare i prezzi al consumo in Gran Bretagna: a giugno sono aumentati dello 0,5% rispetto al precedente mese di maggio. Su base tendenziale, rispetto a giugno 2020, l’aumento è stato del 2,5 per cento. Per quel che riguarda i titoli di Stato, torna sulla soglia dei 100 punti lo spread fra Btp e Bund tedesco in apertura di giornata. Il rendimento del decennale italiano è pari allo 0,72%.

I timori sulla ripresa globale, segnati dalla variante Delta, pesano anche sui prezzi del petrolio che si sono portati in calo sui mercati asiatici: hanno giocato contro le quotazioni anche i cali delle importazioni di greggio nel primo semestre della Cina. Il Wti cede lo 0,21% a 75,08 dollari al barile e il Brent arretra dello 0,18% a 76,36 dollari al barile. Ieri, dopo una giornata sulla parità, le quotazioni del greggio avevano terminato gli scambi in rialzo aiutate dall’offerta ridotta per lo stallo all’Opec+ e per le aspettative di un ulteriore calo delle scorte di greggio Api (American Petroleum Institute) negli Stati Uniti. Una disputa tra l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti ha costretto l’Opec+ ad abbandonare i colloqui della scorsa settimana per aumentare la produzione dopo giorni di negoziati. Anche se l’aumento dei casi di Covid in alcuni paesi rimane un rischio chiave, l’Aie ha segnalato che i livelli di stoccaggio del petrolio nella maggior parte dei paesi sviluppati sono scesi ben al di sotto delle medie storiche e il prelievo delle scorte, nel prossimo autunno, è destinato a essere quello più consistente da almeno un decennio.



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