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MILANO – Si prospetta un’apertura guardinga sui mercati occidentali, con gli investitori che restano in attesa del dato sull’inflazione americana previsto per il primo pomeriggio italiano. La corsa dei prezzi è la prima preoccupazione per la Federal Reserve, che si trova di fronte a un andamento dell’economia assai vigoroso e a un mercato del lavoro in recupero (seppure ancor parziale, rispetto al pre-Covid), ma potrebbe accelerare la stretta sugli stimoli monetari per evitare un surriscaldamento dell’inflazione che – come ha ammesso recentemente lo stesso governatore Powell – ormai è più che “temporaneo”.

In Asia si guarda alle vicende di Evergrande e Kaisa, che sono ufficialmente stati dichiarati in “default” sul loro debito denominato in dollari. La Banca centrale cinese ha preso ulteriori provvedimenti per limitare la forza dello yuan, fissando il cambio ufficiale più debole dal 2018 (secondo la serie Bloomberg) subito dopo aver innalzato le richieste di riserve in valuta straniera per i propri istituti. La Borsa di Tokyo ha chiuso l’ultimo seduta della settimana col segno meno, penalizzata dalla contrazione del listino tecnologico del Nasdaq, con gli investitori che attendono i dati dall’inflazione negli Stati Uniti. L’indice di riferimento Nikkei segna un ribasso dell’1% a quota 28.437.77, e una perdita di 287 punti.

E’ attesa un’apertura debole e poco mossa per Wall Street che ieri ha chiuso con il Nasdaq in calo dell’1,71%, lo S&P 500 a -0,68% e il Dow Jones invariato. A pesare sui mercati le rinnovate preoccupazioni per il Covid-19 e l’attesa per i dati chiave sull’inflazione. Così i future sul Dow Jones segnano -0,06% e quelli sul Nasdaq -0,01%. I future sullo S&P salgono dello 0,02%.

Sul mercato dei cambi, l’euro resta sotto quota 1,13 dollari in avvio di giornata. La moneta unica passa di mano a 1,1297 contro 1,1287 dollari della chiusura di ieri. Euro/yen a 128,25 yen. Dollaro/yen a 113,51. Tra le materie prime, quotazioni del petrolio in flessione sui mercati asiatici, nel timore delle misure restrittive prese da alcuni Stati per rallentare la diffusione della variante Omicron. Il Wti con consegna gennaio cede lo 0,30% a 70,73 dollari al barile mentre il Brent perde lo 0,39% a 74,13 dollari al barile



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