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BERLINO – La Corte Costituzionale tedesca ha confermato la legalità del Quantitative Easing della Bce, il piano d’acquisto di titoli di Stato e privati lanciato nel 2015. Una decisione molto attesa perché un’eventuale bocciatura avrebbe messo i mercati in difficoltà.

Una sentenza sfavorevole infatti avrebbe buttato fuori la Germania da uno dei più importanti programmi straordinari varati dalla  Banca centrale europea, a seguito della crisi finanziaria del 2008: il QE, il quantitative easing, il programma di acquisti di titoli pubblici e privati che ormai vale 2.600 miliardi di euro.
 

Gli otto giudici di Karlsruhe guidati da Andreas Vosskuhle dovevano decidere se il programma di acquisti di bond cominciato dalla Bce nel 2015 (ufficialmente per combattere la deflazione, ma il QE ha enormemente contribuito a spingere la ripresa economica successiva), violasse o meno il suo mandato. I giudici tedeschi dovevano decidere insomma se i guardiani della moneta unica europea ledono il divieto per la Banca centrale europea di finanziare debiti.

I numerosi ricorsi arrivati contro mosse fondamentali di Francoforte presentati negli ultimi anni di economisti, giuristi, uomini d’affari tedeschi, rispondono tutti alla stessa ossessione, tipica del Paese di Angela Merkel. Per gli ortodossi tedeschi, la Bce deve fare politiche monetarie e regolare l’inflazione: tutto ciò che va oltre, in sostanza, è illegale.
 
Per essere precisi, se i giudici costituzionali avessero ritenuto il Qe illegittimo in base alle regole europee, di conseguenza gli acquisti sarebbero stati illegali anche per il Grundgesetz, la Costituzione tedesca. Dunque, la Bundesbank sarebbe stata bandita dal programma di acquisti.
 
Dal punto di vista puramente tecnico, il QE sarebbe potuto andare avanti anche senza che la Bundesbank comprasse bond governativi tedeschi. Ma una Bce che avesse dovuto fare a meno del suo azionista di maggioranza, la Germania, per uno dei programmi più importanti varati negli ultimi anni, avrebbe avuto un effetto devastante dal punto di vista politico. Sarebbe stata una spaccatura gravissima nel cuore dell’Europa. E avrebbe mandato nel panico anche i mercati.
 
La Corte di Karlsruhe aveva sempre respinto i numerosi ricorsi degli economisti tedeschi contro le principali azioni intraprese da Francoforte. Ma in una precedente sentenza, nel 2015, gli otto giudici avevano espresso enormi dubbi sulle mosse straordinarie dei guardiani dell’euro. Allora avevano visto il rischio di “una notevole redistribuzione tra gli Stati membri” da parte della Bce, dunque di un’azione illegale, dal punto di vista dei Trattati. Allora i giudici tedeschi avevano delegato tuttavia la decisione finale alla Corte di Giustizia europea. E la Corte di Lussemburgo non aveva visto nell’azione della Bce alcuna lesione dei Trattati.

Nel 2017, i giudici guidati da Andreas Vosskuhle hanno formulato tuttavia, ancora una volta, dei dubbi sul QE, facendo capire di ritenerlo lesivo sia del divieto di finanziare i debiti di singoli Paesi membri, sia dei limiti di intervento stabiliti dai Trattati. Di nuovo, è stata la Corte europea a decidere invece a favore.

La corte di Karlsruhe si è limitata oggi ad accettare le decisioni della Corte di Giustizia europea e a stabilire che il programma “non viola il divieto di finanziamento monetario” degli Stati membri. Ma nel giudizio odierno – che, si spiega, non riguarda le misure adottate nell’emergenza coronavirus – la Corte lancia pesantissime responsabilità al governo e al Parlamento tedesco affinchè adottino misure contro il Pspp.



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