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Lo so è venerdì 13 di un anno bisestile con una pandemia in corso ma Whuan, la Cina, ce l’ha fatta. La Corea del Sud ci sta riuscendo. Nella “piccolissima-grande” Codogno il numero di nuovi contagi è sceso a zero. Partiamo da qui. In questa crisi globale, le buone notizie non mancano. Le zone più colpite ci stanno dicendo che un vaccino esiste già: stare a casa! Parlare di economia oggi senza affrontare il tema del coronavirus è un non sense.

Il 21 febbraio quando è stata pubblicata la notizia del primo caso in Italia, molti analisti avevano capito. Non sono indovini o più bravi di altri, era una questione matematica, qui vince l’umiltà di chi si attiene ai dati. E il dato erano quelle tre settimane di contatti e purtroppo di contagi, durante le quali il caso 1 aveva, come è giusto che sia, condotto una vita normale (anzi pochi lo scrivono, ma era volontario a un pronto soccorso, tanto di cappello Mattia). E come lui altri. Oggi, come allora, è ancora una questione matematica. Le misure prese in altri Paesi dove il contagio era avanzato hanno portato risultati. Li porteranno anche in Italia. Bisogna seguirle al dettaglio, certo, è indispensabile, non è una questione di mercato o dell’andamento del proprio portafoglio, ma è di vita o di morte. Punto.

L’analisi economica non può essere avulsa dalla realtà. E questa è la realtà. Ora economisti e analisti si stanno chiedendo quanto durerà. L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato la pandemia globale. Molti hanno letto questa decisione come un richiamo, il più forte possibile, agli Stati Uniti e al suo presidente che sembra ripetere gli stessi errori commessi dagli altri Paesi prima di lui, e confondere il coronavirus con una semplice influenza. Come gli Stati Uniti appaiono ancora troppo blande le misure prese da Francia, Germania, Inghilterra. Stavolta, non si parla più solo del Pil italiano, 1,7% di quello globale, ma di quello di Usa ed Europa insieme dopo lo stop di quello cinese, che torna a ripartire. Di oggi è la notizia della riapertura in Cina di 8 store Apple, di Toyota e molte altre fabbriche.

Come sempre, in Borsa, la questione timing è tutto. Credo che lo scenario più plausibile sia che tra una due settimane le misure messe in atto in Italia (ripeto oggi devono essere eseguite alla lettera, se non lo per senso civico o per voi stessi, fatelo per i vostri portafogli, ma fatelo) inizieranno a dare dei frutti, con un calo del numero dei contagi. Arriveranno però cattive notizie da altri Paesi, che seguiranno lo stesso percorso italiano, solo un po’ in ritardo.

Ora tornando al nostro campo la Borsa, la questione principale è capire se si tratterà di una crisi sanitaria che, se approcciata nel modo giusto può durare 3-5 mesi, o una crisi economica-sistemica che porterà a un’inversione del ciclo espansivo degli ultimi 11 anni, ricordiamolo, il più lungo di sempre.

A scricchiolare è soprattutto l’enorme massa di debito delle aziende, Usa in primis, che rischia un declassamento a tripla B andando a incrementare la già estesa platea di bond High Yeld. Un mercato negli Stati Uniti pari a 1.340 miliardi di dollari (su un totale di 2.500 miliardi di obbligazioni aziendali Usa), da tempo sotto la lente perché?ritenuto troppo fragile.

A differenze del 2008 le banche centrali sanno già come intervenire. La Fed lo ha già fatto: prima il taglio di tassi a sorpresa e, ieri, una gigantesca iniezione di liquidità sul mercato interbancario Repo: 1.500 miliardi di dollari in soli due giorni in varie operazioni. La Banca del Popolo cinese non è stata da meno, con un continuo apporto di liquidità durante tutta la fase critica, come quella giapponese.

In Europa la Bank of England è intervenuta decisa, mentre la Bce, come si sa, ieri ha deluso, ma oggi con le dichiarazioni di Philip Lane e Ignazio Visco prova a recuperare. Anche il governatore della banca centrale spagnola, Pablo Hermandez de Cos, apre alla possibilità che la Bce acquisti titoli di Stato italiani.

Dunque molto dipenderà dalla durata di questa emergenza per capire se il contagio arriverà al mercato delle obbligazioni o meglio alla capacità delle imprese e famiglie di far fronte ai propri debiti anche in caso di stop per qualche mese.

Gli scenari sono dunque due. Io sposo il primo, quello di una crisi sanitaria con un intervento delle banche centrali in grado di vaccinare i mercati al contagio del coronavirus anche sul mondo dei bond. A mio parere la reazione del mercato, oggi, è eccessiva. Vi sono dunque buone occasioni per entrare sul mercato.

Si può intervenire con un classico Pac, piani di acquisti graduali che permettono un ingresso dilazionato nel tempo. Oppure con dei certificate con barriere profonde e orizzonte temporale lungo per mettere al riparo l’investimento dall’eccessiva volatilità.

Ne cito solo alcuni.

Uno Phoenix con Isin DE000VE85VR4 e sottostante i tre maggiori titoli di Piazza Affari: Eni, Intesa ed Enel con rendimento del 3,74% mensile (7,46% annuo). Il certificate oggi quota sotto la pari a 95 euro. La barriera è distante il 50% dal livello iniziale e l’investitore è protetto anche dall’opzione airbag, ovvero, eventuali perdite si conteranno tra tre anni (se i tre titoli si sono dimezzati) ma solo dalla distanza dalla barriera (dal -50% in poi). Il certificate offre, inoltre, la possibilità di rimborso anticipato.

Il secondo con Isin DE000VE8XJC0 vede come sottostanti Unicredit, Intesa e Banco Bpm, premio condizionato dell’1,24% al mese pari al 14,88% anno. Anche in questo caso barriera al 50%, effetto memoria e possibilità di rimborso anticipato (senza airbag).

Oppure un classico shark fin sull’oro con Isin XS1988382252. Capitale interamente protetto in dollari (esiste rischio-opportunità del cambio), con guadagno massimo fino al 140% a seconda dell’andamento del metallo giallo. Sopra alla barriera di massimo guadagno ovvero con l’oro oltre 1.998,85 dollari l’oncia il rimborso a scadenza scende a 101,5 dollari.

Per approfondire il prodotto leggere direttamente tutto il materiale informativo dal sito dell’emittente.





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