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Con gli Stati Uniti a riposo per festività, improvvisamente è esplosa l’avversione al rischio. Quale possa essere il motivo difficile dirlo, una delle notizie che potrebbe aver influito negativamente potrebbe essere quella concernente l’agenzia di rating Moody’s e il taglio delle prospettive di crescita di Hong Kong. Non solo, l’FMI ha tagliato le previsioni di crescita economica globale e ha parlato di proiezioni “lente”. A tutto ciò aggiungiamoci il coronavirus che si sta diffondendo in Cina e che sembra spaventare il mercato al pari dell’epidemia di SARS del 2002.

L’avversione al rischio la si evince dai rendimenti obbligazionari orientati versoi il basso ( USA sotto di quasi 5 punti base rispetto alla chiusura di venerdì), dall’improvvisa impennata del tasso di cambio sopra i 6,9000. Aggiungiamoci uno yen più forte, un mini breakout sull’oro e titoli azionari in calo. Può darsi che si tratti di una reazione emotiva, destinata a sgonfiarsi presto, ma al momento non possiamo saperlo.

Nel frattempo abbiamo avuto un netto miglioramento dello ZEW tedesco per quanto riguarda le prospettive future, mentre la componente attuale è sì migliorata ma resta in territorio negativo. Decisamente più forte il balzo in avanti dello ZEW dell’Eurozona, che era atteso in lieve calo a circa 5 punti ma che invece balza addirittura al di sopra di quota 25 punti.

Tolti questi dati, sul fronte macro ecnomico non abbiamo nulla da segnalare.

Sarà un pomeriggio tranquillo, ma la riapertura di Wall Street potrebbe innescare un po’ di vivacità. Poi ricordiamoci che è in corso il Forum Internazionale dell’Economia in quel di Davos, dove peraltro ha appena parlato Trump in un monologo che ha esaltato soprattutto il lavoro della propria amministrazione e il conseguente boom economico ottenuto.

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