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Le banche centrali e i governi stanno mettendo in atto drastiche misure monetarie e fiscali per mitigare l’impatto economico del Coronavirus.

L’impegno per una politica monetaria sempre espansiva è stato rafforzato ulteriormente dalla Federal Reserve, che nella giornata di ieri si è impegnata in un QE a tempo indeterminato. I paesi dell’UE sono d’accordo sull’allentamento del patto di stabilità e ciò consente ampi margini di spesa.

Tutte notizie che sembrano aver dato un po’ di fiato ai mercati, soprattutto stamattina, ma per il momento non s’intravede ancora un supporto tale da arrestare ulteriori eventuali pressioni di vendita. Probabilmente c’è bisogno del supporto significativo del Congresso degli Stati Uniti, che non è ancora giunto all’approvazione del pacchetto di sostegno fiscale.

Almeno per ora i futures azionari sono in crescita di un abbondante 4%, ciò sta facilitando la ripresa delle materie prime e la forza del sta un po’ venendo meno. Tali movimenti andranno confermati anche nel pomeriggio per poter iniziare a pensare a un rimbalzo tecnico più consistente, tra l’altro i rendimenti delle obbligazioni USA dopo il calo di ieri (a seguito dell’annuncio della FED) sono abbastanza stabili in questo momento. Ciò potrebbe preludere a un ulteriore indebolimento del biglietto verde, quindi a una maggiore propensione al rischio.

Attenzione però, perché oggi il calendario economico propone i PMI flash di marzo e abbiamo già visto le forti ripercussioni nei dati pubblicati riguardanti l’Eurozona e la Gran Bretagna. Nel pomeriggio, ore 14:45, il manifetturiero USA dovrebbe scendere bruscamente a 42,8, in calo rispetto al 50,7 di febbraio. Il flash PMI dei servizi statunitensi dovrebbe calare a 42,0 (da 49,4). Dato l’allarmante deterioramento delle condizioni regionali federali, il rischio potrebbe essere rappresentato da sorprese al ribasso.

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