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Se “Sputiamo su Hegel” l’interessante saggio di Carla Lonzi che negli anni settanta ha contribuito ad alimentare il dibattito sul ruolo della donna all’interno di un contesto sociale formatosi culturalmente in funzione del concetto di famiglia patriarcale, risulta opportuno, magari in questi tempi di momentanea “vita sospesa” riflettere sulle aspettative che la comunità contemporanea ha da tempo nutrito rispetto all’idea di società globalizzata che ci è stata prospettata, onde evitare ulteriori delusioni. Il testo della Lonzi l’ho letto attentamente, anzi studiato ed approfondito in occasione di un esame universitario. E’ stato per me illuminante poiché, nonostante la pensassi in maniera completamente differente dall’autrice, quelle sue affermazioni scritte hanno suscitato in me una enorme riflessione, riuscendo a farmi osservare la tematica con uno sguardo diverso.

Innumerevoli sono gli interrogativi che mi pongo rispetto, ad esempio, alle dichiarazioni rilasciate in un intervista fatta di recente all’economista, saggista statunitense, premio Nobel per l’economia, Joseph Stiglitz.

Nella vasta letteratura sulla globalizzazione si è consolidato un certo rifiuto nel considerare questo fenomeno solo come meccanismo economico. Gli schemi preordinati sono fondamentalmente saltati, con il nostro Vecchio Continente che appare disorientato, disgregato e privo di una comunità d’intenti.

Fatta questa premessa, riprendo nuovamente il focus sulle materie prime monitorate in questi giorni. Tutto quello che è accaduto in occasione del meeting di Vienna è ormai cronaca, entrata a far parte della storia, ben descritta, raccontata, narrata ed analizzata in maniera brillante da molti analisti.

“Un rimbalzo che può risultare ingannevole…” è il titolo del mio ultimo approfondimento. La candela che si è formata il giorno successivo al tonfo del petrolio, che è andato a “solleticare” il minimo in area 26,36 dollari al barile, toccato nel 2016 dalle due candele mensili di gennaio e febbraio, ha per certi aspetti fatto ben sperare. Tuttavia, partendo dall’assunto che un Gap non necessariamente deve essere ricoperto in maniera repentina, soprattutto in questa situazione di grande incertezza innescata dalla guerra dei prezzi tra sauditi e russi (pensare che l’URSS fu il primo Paese a riconoscere il Regno Saudita alla fine degli anni venti), risulta davvero complesso riuscire a prendere delle posizioni sull’oro nero. Nel lungo periodo non risulta affatto sostenibile mantenere l’attuale prezzo. Al di là di minacce velate e dichiarazioni roboanti. Il basso il prezzo andrà a ridurre la capacità produttiva delle aziende dello shale oil, volendo effettuare un esempio pratico. La stessa Casa Bianca ha esternato la necessità di programmare aiuti di Stato per sostenere le compagnie americane. Intanto gli arabi fanno gli “sconti” all’Europa. Alcuni esperti della FED sostengono, a ragion veduta, che solo un prezzo al barile pari a 48/54 dollari incentiverebbe nuove aziende a perforare sul territorio a stelle e strisce.

Grafico Crude Oil

Bisogna costantemente monitorare il supporto individuato in area 26,36 dollari al barile che se bucato può per davvero far ripiombare il prezzo in area 20 dollari, come ipotizzato da diversi analisti. Tuttavia la Engulfing Bullish che si è formata sul grafico giornaliero potrebbe, e ripeto potrebbe, continuare a far ben sperare verso il ritorno o, quanto meno, al riavvicinamento ad un prezzo di equilibrio ma la enorme fragilità della situazione globale continuerà, senza dubbio, a rendere vita difficile al petrolio.

La stessa Russia ha sostanzialmente preannunciato un aumento della produzione. Questo gioco delle parti, misto ad atteggiamenti caratterizzati da veri e propri latenti atti di forza da parte dei soggetti contrapposti, sembra quasi sfociare nei limiti di un protagonismo che rischia di essere considerato del tutto fuori luogo, soprattutto nella delicata situazione in cui viviamo. Altra notizia rilevante, preannunciata dal “The Straits Times Singapore” in data 11 marzo, è l’aumento, praticamente in soli tre giorni ed in maniera davvero rilevante, delle tariffe delle navi per il trasporto del greggio.

Il Natural Gas continua a fornire segnali di rialzo in relazione ad alcuni specifici fattori che contribuiscono alla spinta verso l’alto della materia prima in oggetto. Dopo la costante discesa, partita nel novembre dello scorso anno, che ha fatto ripiombare la quotazione ai minimi del 2016 quando nel mese di marzo giunge ad 1,634 dollari per un milione di British Thermal Unit, la risalita del prezzo sembra in atto, seppur con mille difficoltà. Attualmente si trova in area 1,922 dollari con la prospettiva di ulteriori rialzi derivanti dal periodo di stagionalità favorevole che sta giungendo e quindi l’avvicinarsi di temperature più calde, come quelle dei mesi estivi, che richiedono maggiore utilizzo di natural gas per tutti gli impianti industriali e non solo. Gli ultimi dati comunicati dagli Stati Uniti mettono in luce una contrazione degli stock di gas inferiore alle attese. Da monitorare la resistenza in area 1,994 ed il supporto indicato sul grafico daily in area 1,611 dollari per un milione di British Thermal Unit.

Grafico Natural Gas

Il supporto tracciato in area 2151,70 dollari l’oncia relativo al grafico sul Palladio è stato rotto in maniera netta e decisa, dopo aver testato il massimo storico a 2788,70 dollari nel mese di febbraio. Se la domanda dovesse continuare a ridursi, stretta conseguenza del contraccolpo subito in relazione allla vendita di autovetture (ricordiamo che il palladio è utilizzato all’interno delle marmitte catalitiche al fine di ridurre le emissioni) ed inoltre anche le notizie riguardanti la possibilità di usufruire di nuove tecnologie, per lo sviluppo ed il miglioramento delle marmitte, ha contribuito alle vendite.

Grafico Palladio

Grafico Palladio

Dura e difficile la ripresa per il rame. Variazione su un anno pari a -17,58%. In attesa della ripresa, soprattutto dell’economia cinese che ha rappresentato e rappresenta un elemento preponderante per la crescita della domanda, il rame, che ha oltrepassato proprio nella giornata odierna il supporto in area 2.454 del 2016 fino al minimi a 2.407, sempre in giornata, si è spinto prepotentemente sopra i 2.500. Il superamento del canale laterale visibile sul grafico daily potrebbe dar vita a nuovi ed ulteriori acquisti.

Grafico Copper





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