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Osservando e cercando di analizzare la crescita del degli ultimi 13 mesi mi sono chiesto quali fossero stati gli “ingredienti” principali dei grandi rialzi del passato tentando di paragonarli al momento attuale.

Ne e’ risultato che il “leitmotiv” di ogni grande ascesa degli indici e’ scaturito sempre da quel qualcosa che in questo contesto potremmo definire “spensierata vivacità ottimistica verso il futuro” (aspettative di nuovi rialzi), o piu’ comunemente “euforia”.

Ma questo termine e’ assolutamente stato legato con un altro, da cui non puo’ prescindere, ovvero “benessere” (agevolazione del credito).

Questo perche’, ovviamente, molto difficilmente si puo’ essere euforici (nel senso di cui sopra) senza benessere!

E due esempi lampanti di questo straordinario binomio, che auspicherei possa accompagnare ogni giorno ognuno di noi (non solo in senso borsistico), sono Henry Ford ed il Miracolo Italiano

Henry Ford, uno dei fondatori della Ford Motor Company (NYSE:) e per lui fu “coniata” la parola fordismo, il 5 Gennaio del 1914 fece uno degli annunci più straordinari di economia aziendale: il programma “$5-per-day” (cinque dollari al giorno), alzando lo stipendio minimo dei suoi lavoratori da 2.34 a 5 dollari. Poi col fordismo ed altri eventi che cambiarono la storia iniziò’ il cosiddetto “New era bull market” che portò il da circa 100 punti del 1924 ai circa 400 punti dei fatidici 28 e 29 Ottobre 1929, quando l’indice a stelle e strisce accuso’ una perdita del 24.55% in soli due giorni (-12.82% e -11.73%)

Il Miracolo Italiano invece fu qualcosa che ad oggi sembra assolutamente irripetibile e i presupposti di quella crescita straordinaria nacquero dopo la fine della seconda guerra mondiale. L’Italia, agli inizi degli anni ‘50, era un paese povero con un’ economia basata principalmente sull’agricoltura e con un tasso di poverta’ di circa il 10% (vedi tabella 1)

Tabella 1

Tabella 1

Ma anche in questo caso un mix di concause (soprattutto la fine del piano Marshall e l’aggravarsi della Guerra di Corea), in poco piu’ di un decennio (metà anni ‘50 fine anni ‘60) trasformarono un Paese da sottosviluppato a una delle potenze economiche mondiali dove le “parole chiave” erano industrializzazione, lavoro per tutti e salari piu’ elevati (come dimenticarsi le Fiat 500 cariche di bagagli in viaggio verso la Riviera Romagnola sull’Autostrada del Sole inauguarata nel 1964).

In quel periodo uno degli indici COMIT principali (vedi articolo precedente) passo’ da circa 20 punti del 1950 ai circa 70 del 1960, mentre gli stipendi nel ventennio ‘50-’70 aumentarono del 400% (da 2.4000 a 123.000 lire al mese) con un costo della vita medio solo raddoppiato (vedi tabella 2)

Tabella 2

Stranamente, come all’epoca, anche oggi si potrebbe dire sia presente quel binomio (in senso borsistico) ma con delle caratteristiche assolutamente diverse e con un ingrediente in più..

Infatti se comunque si possono nutrire ulteriori aspettative di rialzo, l’agevolazione del credito (apparente) non è il frutto di un benessere aziendale e popolare, ma bensi’ è la sola conseguenza del “whatever it takes” (Quantitative Easing); e l’ingrediente aggiuntivo è, paradossalmente, il senso di povertà in quanto, a differenza dei due casi sopraccitati, nell’ultimo ventennio le aziende hanno continuato a produrre utili delocalizzando, tagliando personale e stipendi (grazie alla globalizzazione -che comunque per l’Italia rimaneva l’unica via di salvezza, euro incluso-) e la paga media (2000-2018) e’ aumentata semplicemente del 64%.

Ciò detto credo che

A) forse qualcosa “stona”

B) il mirabolante +34% circa messo a segno dal FTSE-MIB in poco piu’ di un anno, vista la situazione economica, possa lasciare basiti (+5.79% nel 2020)

Ma nonostante tutto, per continuare a pensare a ulteriori rialzi, non sarebbe possibile e sufficiente utilizzare, come “salvagente”, il QE all’infinito?

Si, si potrebbe, ma …

Il QE ha di fatto portato i tassi dei Titoli di Stato di Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda e Olanda in negativo e quelli di Slovenia e Spagna prossimi alla parità; di conseguenza però il valore nominale è salito, con possibili opportunità di manovre sui bilanci

Inoltre ha agevolato il credito DELLE AZIENDE che, indebitandosi, hanno potuto e/o possono investire di più e “meglio” grazie ai tassi bassi. E maggiori investimenti avrebbero dovuto significare ripresa economica (cosa che comunque, fino ad oggi, non è accaduta e nemmeno il target inflazione è stato pienamente raggiunto)

Ma in Italia, e non solo, con salari medio-bassi ed un costo della vita “fuori portata”, nonostante eventuali investimenti, come si può comunque rilanciare l’economia?

Le Aziende “italiane” come potranno alzare i salari con la tassazione che si ritrovano?

Lo Stato italiano come potrà tagliare le tasse con un rapporto debito pubblico/PIL al 134% circa (lotta all’evasione e riduzione degli sprechi non sono altro che utopie -parere personalissimo-)?

Che succederà se l’economia non dovesse crescere a livello sostenuto ma bensi dovesse rimanere per lungo tempo in stagnazione/recessione?

Inoltre che senso avrebbe portare i tassi ancor più in negativo?

E qualora invece si dovessero alzare anche di qualche punto che ripercussioni potrebbero esserci per il sistema macro-economico europeo?

Germania e Francia potranno mai farsi carico della nostra situazione senza conseguenze?

Ed anche con un QE “ad oltranza” le Aziende non potranno nè indebitarsi all’infinito e nè i loro multipli fondamentali potranno raggiungere livelli fantascientifici.

In conclusione, io non so se siamo nella fase finale delle onde di Kondratiev, ma mi auguro che questo non diventi uno di quegli “inverni” le cui temperature rigide passeranno alla storia

Aggiornamento “operazioni” consigliate.

FTSE-MIB – Ci troviamo con 2 entrate ed un pmc di 23200 (meno 7.20% circa).

L’ennensimo prepotente rialzo delle ultime due settimane ha portato l’indice in prossimità dello Stop Loss. Nonostante il rialzo possa andare oltre ed il Long sembri ormai “cosa fatta”, la situazione generale abbinata ad indicatori tiratissimi, consigliano di non applicare lo stop loss.

Perchè? Salvo ennesima sorpresa, un’ ulteriore fase rialzista genererebbe al 90% un pull back in area 25000 e, se così fosse, chiuderemo posizione.

Ma se invece il pull-back si trasformasse in ampio storno allora tutto cambierebbe.

A salvaguardia di questa strategia, oltre al (posizione chiusa), si potrebbe optare per l’inserimento di 3 titoli Long ma, al momento, non vorrei si rivelasse una scelta controproducente (so che e’ difficile e frustrante, ma la pazienza, e/o lo stop loss, sono sempre la miglior medicina)

Amplifon SpA (MI:) – Short da 28.30 (11 Febbraio), meno 2.50% circa – Stop Loss tassativo alzato a 30.70

– Long da 1.85 (invariato).

Hold con eventuale raddoppio in caso di ulteriore discesa diretta in area 1.65 e con primo target area/fascia 2.00-2.10. Stop Loss tassativo alla prima chiusura sotto 1.55

– Long da 1460 – Sull’allungo di venerdi’ scorso, anche se non raggiunta fascia 1590-1600, si e’ provveduto a chiudere posizione (1588 +8.70% circa). Per rientrare attendiamo storni in area 1500 o il superamento confermato di 1630





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