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MILANO – Maxi-multa per Google in Francia: l’Autorità della concorrenza transalpina ha staccato una sanzione da mezzo miliardo di euro al colosso americano delle ricerche sul web, sostenendo che la società statunitense non abbia negoziato “in buona fede” con gli editori della stampa rispetto all’applicazione dei cosiddetti diritti connessi. Google dovrà inoltre “presentare un’offerta di remunerazione per l’attuale utilizzo dei contenuti protetti” di editori ed agenzie di stampa, se non vuole incombere in altre mega-sanzioni. Per il momento, la compagnia Usa fa sapere che la multa non riflette gli “sforzi messi in campo” per giungere a una soluzione.

Mentre a livello internazionale si fanno i passi avanti per tassare in modo coordinato le grandi multinazionali (in particolare del web) e gli accordi in sede Ocse e G20 hanno portato la stessa Ue a congelare la proposta di una tassa digitale comunitaria, Alphabet (la holding del motore di ricerca) è finita sotto accusa da parte di Parigi per avere ignorato una decisione dello scorso anno che imponeva, appunto, di trovare una giusta remunerazione per la ripresa dei contenuti editoriali sul portale Google News, dove appaiono le sintesi degli articoli. Una via che già l’Australia aveva intrapreso nei confronti di Facebook e della stessa Google, chiedendo la remunerazione degli editori locali.

La reazione di Google è stata improntata al “grande disappunto” per la decisione, mentre la società americana dice di essersi mossa “in buona fede” durante la gestione del caso. Un portavoce ha aggiunto che è vicina anche a un accordo con Agence France-Presse su scala globale.

Per l’Autorità francese, che – come ricorda Bloomberg – si sta ritagliando un ruolo del più duro ‘cane da guardia’ dei comportamenti delle grandi società tech americane nel Vecchio continente – il problema è che gli accordi di remunerazione dei gruppi editoriali francesi sono stati fino ad ora basati su prezzi dal valore “trascurabile”. Secondo l’Autorità, il tariffario per gli articoli di stampa sarebbe stato paragonabile a quello delle informazioni sul tempo o sui lemmi del dizionario.

Ora l’Antitrust ha imposto a Google di presentare nel giro di due mesi un’offerta di compenso per gli usi correnti dei loro contenuti protetti agli editori e alle agenzie di stampa che hanno contattato l’Autorità e di fornire loro le informazioni necessarie per la valutazione di tale offerta. Altrimenti Google potrà essere soggetta a penalità periodiche fino a 900.000 euro per ogni giorno di ritardo.

La presidente dell’Autorità, Isabelle de Silva, ha commentato: “Quando l’Autorità impone alle imprese ingiunzioni, queste sono tenute ad applicarle scrupolosamente, nel rispetto della loro lettera e del loro spirito. Nel caso di specie, purtroppo non è stato così. Al termine di un’indagine approfondita, l’Autorità ha rilevato che Google non aveva ottemperato a diverse ingiunzioni emesse nell’aprile 2020. Innanzitutto, le trattative di Google con editori e agenzie di stampa non possono considerarsi condotte in buona fede, in qualto Google imponeva che le discussioni si svolgessero necessariamente nell’ambito di una nuova partnership, denominata Publisher Curated News, che comprendeva un nuovo servizio denominato Showcase”. “Così facendo – ha continuato -, Google si è rifiutata, come è stato più volte chiesto, di avere una discussione specifica sul compenso dovuto per gli usi correnti dei contenuti protetti da diritti connessi”.

Secondo la presidente dell’Antitrust francese, inoltre, “tali violazioni sono state aggravate dalla mancata trasmissione di informazioni che avrebbero consentito una negoziazione equa, e dalla violazione degli obblighi volti a garantire la neutralità della negoziazione rispetto alla visualizzazione di contenuti protetti e alle relazioni economiche esistenti da altrove tra Google ed editori e agenzie di stampa”.



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