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Il meglio del , proprio così. 

Il “Times Stock Exchange Milano Indice di Borsa” ha chiuso i primi 6 mesi del 2021, in linea con il trend positivo iniziato nel 2020, con un progresso del 13,5% rispetto al Nasdaq che ha fatto l’12,5%. Durante questa performance ha recuperato e superato i massimi toccati a febbraio 2020, cioè prima dello scoppio del Covid-19.

In quell’occasione, che ormai sembra così lontana, arrivò ad un ribasso molto forte, fino crollare a 14.894 punti (marzo 2020) e la differenza tra
il massimo e il minimo nell’intero anno è stata pari al 71%, bruciando circa 46 miliardi di euro.

Ne è passata di acqua sotto i ponti, direte. 

Infatti lo scenario è mutato sensibilmente in questi mesi del 2021. Il mercato azionario italiano ha sovraperformato i principali indici nonostante ci sia la presenza dell’inflazione che incombe. Ma a quanto pare non è temuta, visto (per ora) lo tra Btp-Bund in calo, il rendimento del 10y italiano a 0,83% e il Bond 10y Usa a +1,48%. Ovviamente il Nasdaq non ha fatto “tanto peggio”, anzi! Ha toccato nuovi massimi da record (14598 dollari) grazie alle performance dei titoli growth legati alla tecnologia come Tesla (NASDAQ:), Facebook (NASDAQ:), Amazon (NASDAQ:), Apple (NASDAQ:) che sono salite del 8% – 10% solo nell’ultimo mese.

Nel mio articolo precedente sul Ftsemib ricordavo che negli ultimi 12 anni l’indice si era mosso seguendo un percorso laterale delimitato dai minimi del 2009 e del 2012 in area 12300 euro e dai massimi dell’ottobre 2009 a circa 24558 punti, resistenza messa alla prova a maggio 2018 e a febbraio 2020. L’evento positivo è accaduto a maggio 2021 con un breakout rialzista, che ha portato il prezzo a 25885 punti per poi ritracciare verso il massimo del 2020, uscendo così dalla lateralizzazione.

Mentre il Nasdaq nell’ultimo anno ha avuto un rialzo del 41% continuando il suo trend rialzista, sebbene ci sia nell’aria la paura che la Fed ritiri troppo in fretta e presto gli stimoli e che l’annuncio del “riuscito” stress test per le banche non sia così “affidabile”.

Quindi l’Italia è tornata ad essere “ambita”? Ovviamente siamo realisti! Ma è giusto riconoscere le potenzialità dell’azionario italiano che in questo momento storico è uno dei migliori in Europa, grazie anche al Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), al Next Generation Eu con cui riceverà 191,5 miliardi entro il 2026, all’inflazione sotto le attese cioè +0,1% nel mese di giugno e +1,3% annuo e alla migliorata prospettiva (+5%) del Prodotto interno lordo per l’anno corrente anche se a stonare è l’indebitamento delle amministrazioni pubbliche, causa Covid, che incidono sul PIL (-9,6%).

Nulla togliere all’indice Usa che ha riportato la sua migliore settimana, dallo scorso aprile (+17%), facendo un nuovo massimo nel mese di giugno. Settimana scorsa invece, restando sempre sul suolo americano, i dati sul mercato del lavoro privato sono stati sopra le attese, 690 mila nuovi posti creati mentre le “non-farm payrolls” hanno segnato un incremento (sembrerebbe positivo) rispetto alle stime (850 mila unità, al di sopra delle previsioni di Investing.com di 700K). Qui a “stonare” è il tasso di disoccupazione salito al 5,9% e il Presidente della Fed di Dallas che ha dichiarato, a differenza del collega di Atlanta, che il tapering dovrebbe iniziare prima invece che troppo tardi.

Ftsemib & Nasdaq
Nasdaq RSI

Analizzando il grafico del Nasdaq possiamo notare dall’indicatore RSI (Relative Strenght Index), utile ad individuare le fasi di eccesso del mercato e la forza di un asset rispetto al mercato evidenziando se questo si trova in una situazione di ipervenduto o ipercomprato, che il suo valore ha superato i 70 (ipercomprato) e (sia su time-frame daily che weekly) quindi ci troviamo in un momento delicato, vista l’alta probabilità di che sia soggetto a correzioni nel lungo periodo, cioè ad un possibile “Dip” (mercato che scende).

Ftsemib W
Ftsemib D

Per quanto riguarda il Ftsemib è chiaro che in questo momento l’indicatore si trovi a metà strada tra il valore 30 e il 70 (time-frame daily). Sta continuando la sua ascesa da ottobre 2020, momento in cui ha superato al ribasso il valore 30 (oversold) ed ha confermato successivamente la probabilità di un rialzo fino a quota 50 e non oltre anche a causa di un ritardo della campagna vaccinale. Nel lungo periodo questo dato può essere un vantaggio, nei confronti del Nasdaq, per l’arrivo di nuovi capitali.

E’ un momento brillante per l’indice, come ribadito pocansi, ha finalmente oltrepassato la resistenza dei 25.000 punti che durava dalla Recessione del 2009 mediante ad una diminuzione dei casi di Covid-19 e di conseguenza alle aperture. In particolare l’AIM (Mercato alternativo del capitale) sta attraversando un momento favorevole grazie all’entrata di nuovi capitali esteri che stanno approfittando dei “bassi multipli di partenza” (rapporto tra prezzi di mercato azionario e una data grandezza di bilancio) con cui vengono quotate le società. Visionando l’RSI su time-frame weekly, vediamo qualcosa di completamente diverso, il recupero del valore preCovid-19 ha segnato il valore 70 (ipercomprato) e la direzione del grafico è diversa rispetto a quella dell’indicatore
(divergenza). Nel breve periodo, possiamo aspettarci un ribasso in area 24000 – 22000 euro.

Rimanendo in “territorio” Nasdaq non possiamo non parlare di Facebook Inc (NASDAQ:). 

Come per Coinbase che la quotazione in borsa rappresentava qualcosa di inimmaginabile fino a qualche anno fa (visto il legame con btc), ai suoi tempi fu anch’essa una quotazione (quella di Facebook nel 2012) “EPOCALE” perchè si parlava di un social network. Approdò come una delle IPO più valutate, arrivando a 105 miliardi di dollari.

Settimana scorsa ha raggiunto le quattro big ( Apple, Alphabet (NASDAQ:), Microsoft (NASDAQ:) e Amazon) che hanno superato i mille (1000) miliardi di capitalizzazione. Come? il rally era gia in atto da gennaio 2021 e ad oggi ha guadagganto più del 40%, la notizia che ha accellerato la salita è stata anche la chiusura di due procedimenti per la violazione delle regole sulla concorrenza. Adesso tra i titoli FAANG (le cinque aziende più grandi presenti sul per capitalizzazione di mercato) ad arrivare a questo traguardo manca solo Netflix (NASDAQ:).

Tra gli investitori il più felice sarà stato sicuramente Zuckerberg che ha visto il suo patrimonio crescere di 5 miliardi di dollari (non male) portandolo a consolidare la quarta posizione come persona più ricca del mondo. Nell’esercizio 2020 il colosso ha avuto un utile di 11,2 miliardi di dollari, in crescita del 50% rispetto al 2019 e dall’IPO dell’820%.

Visionando il grafico (time-frame w) osserviamo la formazione di un “rising wedge” e di conseguenza possiamo aspettarci un ritracciamento verso i 300 dollari, fino a toccare i 280 nei casi peggiori. Al rialzo il target price è in area 370 – 400 dollari.

Facebook

tornando al “Bel paese” il primo semestre ha registrato rialzi importanti per A2a (+35%) e Intesa (MI:) (22%) mentre Enel (MI:) ha chiuso in negativo (da gennaio) al -6% ma da marzo ha recuperato avendo un rialzo del 3% circa.

Partiamo da A2A (MI:).

A2A (MI:) è stata la prima società ad adottare il modello dualistico di amministrazione e controllo (caratterizzato dalla presenza di due organi collegiali come il consiglio di sorveglianza e il consiglio di gestione). Dopo l’accordo con Ardian 2020 – 2030 (quest’ultima investirà 1,5 miliardi) per lo sviluppo di una piattaforma green e di una newco (processo di ristrutturazione e rinnovamento) basata sull’idroelettrica, il gas, l’eolico, il solare e l’idrogeno ha avuto una valutazione di 3 miliardi di euro. Da gennaio, tutto ciò, ha portato una crescita continua (anche grazie al PNRR). Il piano industriale consiste nell’investimento di 10 miliardi di euro nel settore energetico e di 6 miliardi nell’economia circolare (un modello di produzione che supporta la condivisione, il riutilizzo, la riparazione e il riciclo dei materiali) che ha favorito, come detto in precedenza, una crescita maggiore del 30%. L’obiettivo finale è raddoppiare i clienti,
fino ad arrivare ai 6 milioni previsti nel 2030.

Analizzando il grafico possiamo notare da subito che il prezzo si trova all’interno di un Uptrend, un canale ascendente, e ha superato dapprima la resistenza a 1,74 euro, creando un nuovo massimo, per poi ritornarci. Un’inversione potrebbe far ritestare area 1,70 – 1,63 euro mentre la continuazione del trend vedrebbe il posizionamento del target price a 1,89 – 1,90 euro e il recupero totale del valore che aveva a febbraio 2020.

A2a

Enel (MI:)

I primi sei mesi del 2021 sono stati un pò travagliati vista la chiusura in perdita nel primo trimestre (-6% circa) e con una riduzione dei ricavi del 14% (2,9 milioni) ripetto all’anno precedente dovuto ad un calo della redditività. Mentre da marzo ha avuto un recupero del 3% circa e nel mese di giugno ha riacquistato 2.295.365,641 euro di azioni proprie al prezzo medio di 8,0342 euro per un numero complessivo di 285.700 azioni. Ad oggi Enel ne detiene complessivamente 3.600.000 . Nonostante le perdite si prevede una chiusura dell’anno con un utile di 6 miliardi di euro e il pagamento dei dividendi del valore di 0,45 ad azione
per il 2023. Enel ha come target price 9,4 euro quindi starebbe a significare un rialzo del 20% circa rispetto al valore attuale, una rottura al ribasso porterebbe il prezzo, nel breve periodo, a ritestare il valore 7,75 – 7,40 euro.

Enel

Intesa Sanpaolo (MI:)

Già protagonista nelle mie analisi precedenti, in vista dei dividendi porterà nelle tasche dei soci quasi 2 miliardi di euro, ha chiuso in crescita il primo trimestre con un profitto di 1,52 miliardi di euro (+31,7% rispetto agli 1,15 miliardi del 2020) con previsione di un utile a fine anno superiore a 3,5 miliardi di euro (+16%) e del 12% nel 2022. Nel frattempo ha recuperato quasi del tutto il gap accumulato a partire da marzo 2020, consolidando il trend rialzista e ottenendo un profitto del 70% circa partendo da 1,38 euro e arrivando (per ora) a 2,33 euro circa. Per molti il rating rimane “buy” nel lungo periodo con target price fissato a quota 2,8 – 3,0 euro ma attraverso un analisi tecnica approfondita si nota una probabile inversione del trend (momentanea) e quindi nel medio periodo il prezzo potrebbe risentire di
un ribasso fino a 2,20 – 2,00 euro.

ISP

Le strategie degli investitori, nella situazione attuale, sono state “disturbate” minimamente dalla variante “Delta” che non ha ancora intaccato l’ottimismo “manifestato” dalle banche Centrali e dai rispettivi governi. Queste vedono nello “stallo” delle ultime settimane una fase momentantea “prossima” (prima del 2022 – 2023) ad una politica monetaria molto meno espansiva.

Di certo, investire in queste società potrebbe dimostrarsi vantaggioso nel lungo periodo perchè sono, come ben sapete, settori sempre in continua crescita. E per il criterio di diversificazione, del proprio portfolio, potrebbero essere prese in considerazione visto il solido bilancio che lascia la possibilità a nuovi investimenti e all’aumento dei dividendi nei prossimi anni. Ma attenzione, sebbene porti perfomance migliori, un portfolio 100% azionario è altamente rischioso e di conseguenza la
formula 60/40 (60% azioni, 40% obbligazioni corporate e convertibili) che negli anni ha reso quasi il 12%, resta ancora la migliore? Ovviamente un
portfolio così bilianciato non ti darà mai un rendimento “stellare” (ma può proteggerti in tempi cupi!) ergo aggiungendo il 5% in criptovalute, togliendolo dalle obbligazioni, darebbe sicuramente una spinta in più.

Sennonché il self-control e il giusto mindset (che si acquisiscono con l’esperienza) sono una caratteristica che non tutti posseggono e pertanto molti non restano “lucidi” davanti ad un forte calo o ad un’eventuale recessione (che spesso è dietro l’angolo).

“Quest’articolo è stato scritto a titolo esclusivamente informativo; non costituisce sollecitazione, offerta, consigli, consulenza o raccomandazione all’investimento in quanto tale non vuole incentivare in nessun modo l’acquisto di assets. Ricordo che qualsiasi tipo di assets è altamento rischioso e pertanto, ogni decisione di investimento e il relativo rischio rimangono a carico dell’investitore.”





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