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Il mese scorso l’indice FTSE MIB, il più importante indice della Borsa italiana, si è mosso lateralmente per tutto il mese concludendo molto vicino al livello di apertura. La rincorsa dei mesi precedenti ha lasciato un po’di spazio alle prese di profitto, complice anche lo stacco di dividendi da parte di molte società. Spesso questo tipo di comportamento anticipa un nuovo forte slancio dei mercati, per cui vale la pena di continuare a seguire l’evoluzione della situazione.

Ora ci interessa aggiornare il nostro parere ed esprimere la nostra posizione per luglio, che si prospetta un altro mese interessante.

Il quadro macroeconomico e il FTSE MIB

Di mese in mese troviamo importante fare le giuste considerazioni sull’andamento dell’economia italiana ed europea nel suo complesso, in modo da capire come potrebbero riflettersi sull’andamento delle azioni. A giugno sono stati pubblicati molti dati importanti, come sempre riferiti anche ai mesi precedenti:

La produzione industriale ha inviato il segnale di ripresa più forte, aumentando del 1,8% (dato riferito ad aprile) e superando i livelli pre-crisi. La previsione degli analisti era +0.3%;

Le vendite al dettaglio, sempre ad aprile, sono diminuite dello 0,4% e attualmente rappresentano il settore dell’economia che mostra più difficoltà nella ripartenza;

Le vendite industriali, al contrario, aumentano del 3,3% e mostrano ancora una volta il buono stato del settore manifatturiero italiano;

L’indice dei prezzi al consumo armonizzato, il dato più vicino a rappresentare il tasso di inflazione, indica che tra maggio 2020 e maggio 2021 il prezzo dei beni di consumo è aumentato del 1,2%;

Il tasso di disoccupazione, riferito a maggio, si attesa al 10,5% contro una previsione del 10,8%. Non ha ancora raggiunto il livello pre-covid del 9,8%, ma inizia ad avvicinarsi.

Nel complesso la situazione italiana è allineata a quella delle altre grandi economie europee come Francia e Germania. Il nostro mercato del lavoro rimane sempre segnato da una disoccupazione maggiore di quella degli altri paesi UE, ma la fiducia delle imprese e dei consumatori è solida.

La ripresa italiana è robusta e migliore del previsto

Da tutte le parti arrivano segnali di incoraggiamento sulla ripresa dell’economia italiana. Tutte le principali voci istituzionali sembrano allineate nel vedere un’Italia che esce con forza dalla recessione del 2020. Mano a mano che gli effetti della pandemia smettono di impattare la nostra economia e danno più fiducia alle famiglie e alle imprese, la situazione ritorna gradualmente quella che abbiamo lasciato a febbraio 2019.

Il governo Draghi si dimostra ancora la voce più cauta sull’andamento della ripresa. Palazzo Chigi prevede che nel corso del 2021 l’economia italiana cresca del 4,5% e poi del 4,8% nel 2022, completando la ripresa dalla recessione. Lo stesso Mario Draghi lascia comunque la porta aperta a un ritocco rialzista di queste previsioni, citando il buon andamento della campagna di vaccinazioni come primo driver di una crescita superiore alle attese.

Anche la Banca d’Italia si dimostra ottimista. La banca centrale italiana ha alzato le sue previsioni al 4,9% per l’anno in corso dimostrandosi ancora più fiduciosa del governo. Questi sono segnali incoraggianti anche per gli investitori, con lo spread che rimane stabile intorno a quota 100 punti base.

Le parole più forti di incoraggiamento arrivano dal commissario europeo all’economia, Paolo Gentiloni, che ha pubblicamente lodato la resilienza “superiore alle aspettative” dell’economia italiana. Gentiloni si spinge così in là da parlare addirittura di “boom economico” italiano nell’arco dei prossimi due anni. Potrebbe essere il definitivo modo di lasciarsi alle spalle la brutta doppia crisi del 2008 e 2012, da cui il mercato del lavoro e quello immobiliare non si sono mai realmente ripresi del tutto.

Previsioni FTSE MIB per settore

Analizzando la situazione dei singoli settori che compongono l’indice delle 40 aziende più capitalizzate in Italia, ci troviamo di fronte a un quadro a macchia di leopardo.

Sul nostro listino principale pesano molto i titoli bancari ed energetici. I primi potrebbero accusare un po’di sofferenza a luglio, sia per qualche presa di profitto dopo la rincorsa di questi mesi, sia per l’incertezza riguardo alle politiche della Banca Centrale Europea. La BCE non ha ancora chiaramente spiegato in quanto tempo e in quale misura intenda rallentare le politiche espansioniste.

Per i titoli energetici prevediamo invece un mese positivo, specie dal momento in cui il cartello OPEC+ non ha trovato un’intesa sulle politiche della produzione per i mesi a venire. Continueremo dunque a vedere il basso livello di output che sta già venendo praticato in questi mesi, mentre è prevedibile un aumento della domanda da parte dei paesi che si sono già lasciati il grosso della crisi economica e sanitaria alle spalle.

Da ultimo, attenzione agli industriali: la loro performance dovrebbe essere molto positiva sulla scia degli ottimi dati che riguardano la produzione e le vendite. Il settore manifatturiero sembra la scelta giusta per investire in questo momento, ma dall’altra parte c’è il problema della crisi degli approvvigionamenti. Negli Stati Uniti e in Germania, che hanno una produzione industriale più grande e in anticipo rispetto a quella italiana, i dati sono già in calo. La mancanza di materie prime, materiali di base e semilavorati potrebbe arrivare presto a pesare anche in Italia.

Dove andrà l’indice a luglio 2021?

Ci aspettiamo che luglio veda proseguire il trend laterale che si è instaurato a giugno, magari con una leggera correzione rialzista verso la fine del mese. Il periodo estivo porta con sé scarsa liquidità di suo, ma la situazione si fa ancora più pesante a luglio mentre i mercati attendono i report trimestrali delle aziende americane. Per cui prevediamo una situazione grossomodo stabile, con una lieve tendenza rialzista.



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