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In attesa di trovare una difficile comunità d’intenti all’interno dell’OPEC, soprattutto nei confronti dei rapporti con la Russia, ed a seguito del crollo della domanda dovuta alle ragioni che ormai ben conosciamo, il ha in un primo momento fornito dei timidissimi segnali di ripresa, portandosi a 52,57 dollari al barile fino a rientrare in territorio ribassista a 51,60 dollari. La Doji star Bearish, visibile sul grafico giornaliero, preannuncerebbe un possibile downtrend in corso, calamitandosi verso il supporto già delineato nelle sedute precedenti in area 49,52 dollari al barile. Le continue notizie relative alla revisione al ribasso, concernente le stime sulla domanda di oro nero, alimentano il clima di attesa, mista ad incertezza, da parte degli operatori.

Il s continua a far ben sperare. La discesa partita vorticosamente dagli inizi di novembre, quando a seguito della Upper Shadow che ha graficamente dato il via ad una situazione di ribasso imminente, configurazione che si verifica solitamente dopo un trend al rialzo di lungo periodo, si è addirittura avvicinato, dopo le vendite sostenute, al vecchio supporto in area 1,734 causato certamente da una domanda molto bassa, rispetto all’offerta. Graficamente si è formato un Gap Up tra 1,851 e 1,900 dollari per un milione di British Thermal Unit, prendendo forza e spingendosi ad 1,949 dollari. Le Three Inside Up darebbero ulteriore conferma dell’inversione del trend che andrebbe a chiudere anche il Gap del 20 gennaio, basti osservare il grafico daily.

Grafico Natural Gas

Focalizzando l’attenzione su alcune materie prime non si può trascurare l’andamento del .

La sua incredibile performance, che sostanzialmente ha iniziato la sua decisa salita da agosto dello scorso anno, si è apparentemente arrestata, prendendo respiro, entrando in un canale laterale, ben visibile attraverso un grafico daily.

Le motivazioni di questo costante e deciso andamento verso l’alto le abbiamo già specificate in articoli precedenti e sono la stretta conseguenza del deficit di offerta, affiancato da una importante domanda. Avevo sottolineato l’idea ed il contributo di alcuni alcuni analisti, sostenitori del fatto, a ragion veduta, che a fronte di una richiesta di 10 milioni di once, per i prossimi due anni, indicavano la possibilità per le riserve di palladio di produrne poco meno di un milione, evidenziando come le estrazioni, che avvengono principalmente in Russia, dove ha sede la Norilsk Nickel una delle principali società estrattive, ed in Sudafrica, iniziano ad offrire sempre una minore quantità di prodotto.

Dai 1380,82 dollari l’oncia della scorsa estate, la materia prima elemento fondamentale e presente in determinata quantità all’interno delle marmitte catalitiche sempre meno inquinanti, ha toccato i 2423,95 dollari il 23 gennaio, segnando un record importante.

Tuttavia, bisogna porre molta attenzione alla resistenza delineata graficamente in questi ultimi giorni, proprio all’interno del canale formatosi. Se rotta in area 2423,80 dollari, si potrebbero verificare ulteriori rialzi ma senza dubbio bisogna tener conto della situazione in Cina e del cambio repentino, seppur momentaneo, relativo alla possibilità di sfruttare certe quantità di tale commodity per la necessità appunto di adottare politiche concrete, al fine di ridurre le emissioni. Pertanto, da monitorare il supporto a 2151,70 individuato graficamente sempre su timeframe giornaliero. La rottura del suddetto supporto può innescare l’avvio ad ulteriori posizioni short sul palladio.

Grafico Palladio

La chiusura momentanea delle numerose aziende in Cina ha contribuito alla discesa anche del rame. In inglese copper, derivante dal latino cuprum, il metallo ha risentito, così come le altre materie prime, delle turbolenze e criticità scatenate dal coronavirus, ma non solo. Il vecchio trend long, con minimi e massimi crescenti, partito da inizio settembre e che ha dato l’idea dell’interruzione della tendenza ribassista dei mesi precedenti, ha portato la quotazione del rame fino a 2.885 proprio nei primi quindici giorni dell’anno in corso. Da quell’area è partito il ribasso avvicinandosi ai limiti del vecchio supporto del 2016 in area 2.454 che rappresenta tutt’ora un prezzo da monitorare per eventuali e repentine inversioni di tendenza.

Grafico Copper





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