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Si completa all’insegna delle conferme la tornata primaverile dei rating sul debito italiano. La calma piatta ribadita ieri sera da Fitch, che ha mantenuto il proprio giudizio (BBB- con outllook stabile), tiene i titoli di Stato al riparo da sorprese sotto la cappa protettiva degli acquisti della Bce e delle speranze di ripresa alimentate dal Recovery Plan che proverà a rendere strutturale il rimbalzo post-pandemia.

Il ritorno dell’inflazione che mancava da tempo dalla scena macroeconomica semina qualche incertezza in più sulle prospettive di politica monetaria: ma per le conseguenze eventuali sui rating se ne riparlerà in autunno inoltrato, quando S&P (che ad aprile ha confermato il giudizio BBB con outlook stabile) riaprirà le danze.

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Fitch prevede per l’Italia un Pil in crescita nel 2021 del 4,8%, sostenuto da una «forte ripresa nella seconda metà dell’anno».

La scelta comunicata da Fitch di non modificare il rating sul debito italiano era largamente nelle attese. Non solo perché va in scia di quanto deciso dalle big four in questi mesi, ma perché nella scala dell’agenzia francese i BTp occupano già l’ultimo scalino nell’area dei titoli “sicuri, dopo il downgrade fuori sacco intervenuto a sorpresa poco più di un anno fa nel pieno della prima ondata del Covid: un downgrade li avrebbe schiacciati quindi nel novero del “non investment grade”, con una mossa decisamente fuori linea rispetto al clima che si respira sui mercati.

Perché è vero che quest’anno il nostro debito pubblico replicherà il record assoluto del primo Dopoguerra al 159,8% del Pil, e che come come sottolineato mercoledì dai tecnici della commissione europea i rischi di sostenibilità nel medio periodo sono “alti”. Ma gli stessi documenti di Bruxelles evidenziano che per il momento i nostri conti pubblici non corrono pericoli immediati, e l’incrocio fra una normalizzazione graduale della politica monetaria e l’avvio effettivo della spinta attesa dagli investimenti del Pnrr dovrebbe accompagnarci fuori dal tunnel. I problemi, semmai, sono sul terreno delle regole fiscali europee: ma il confronto, complicato, è solo agli inizi.



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