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L’emergenza coronavirus COVID-19 – che di per sé ha affossato e sta affossando i consumi di energia – e il crollo dei prezzi del petrolio hanno portato Eni a lanciare già a fine marzo una revisione degli obiettivi fissati nel piano presentato ai mercati lo scorso 18 marzo.

Oggi è una giornata pesante per il titolo Eni, che si conferma tra i peggiori dell’indice Ftse Mib, arretrando del 3,75% a 8,26 euro. Market mover è il tonfo dei prezzi del petrolio, in particolare del petrolio WTI: in attesa dell’imminente scadenza, prevista per la giornata di domani, il contratto di maggio capitola del 40% circa, alle 15.30 ora italiana, scendendo anche sotto la soglia di $11 al barile.

La perdita, che porta i prezzi del crude a scivolare al minimo dal 19 febbraio del 1999, stando ai dati del Dow Jones Market Data, è la più forte della storia.

Il contratto WTI con scadenza a giugno scende di oltre -12%, a $22 al barile circa, mentre il Brent arretra di oltre -7% a $27,04.

In attesa dei risultati di bilancio del primo trimestre, che saranno resi noti il prossimo 23 aprile del 2020, gli analisti di Banca Akros hanno ricordato in una nota che Eni “ridurrà il Capex del 2020 di circa 2 miliardi di euro, per un valore equivalente al 25% del Capex totale preventivato, mentre l’opex (ovvero la spesa operativa) sarà tagliata di 400 milioni di euro circa. Per il 2021, Eni stima un taglio del Capex (che sono spese in conto capitale) di 2,5-3 miliardi di euro circa, pari al 30-35% del Capex pianificato per lo stesso anno nel piano industriale”.

Da segnalare che gli analisti di Banca Akros hanno confermato sia il rating sul titolo Eni (che rimane buy), sia il target price (a 11,50 euro).

Gli stessi stimano per il primo trimestre utili netti su base adjusted pari a 509 milioni di euro, in calo del 48,6% su base annua. L’EBIT su base adjusted è atteso a 1,256 miliardi nei primi tre mesi dell’anno, in flessione del 46,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

La preview su Eni viene diramata anche dagli analisti di Equita SIM, che hanno limato “le stime dell’eps dell’anno fiscale 2020 del 2%”.

“Ci attendiamo un primo trimestre 2020 in deciso indebolimento, principalmente dovuto al calo dei prezzi degli idrocarburi – Brent $50/bbl in 1Q20 (-21% su base annua), gas spot Europeo TTF €9.6/MWh (-48% su base annua). Ipotizziamo inoltre un calo della produzione del 1% su base annua – si legge ancora nella nota di Equita – per la discesa dei volumi in Libia, Italia e per la vendita dell’Ecuador. Ci attendiamo inoltre una imposizione fiscale in crescita dato l’indebolimento dei prezzi del greggio e del gas.
1Q preview – dettaglio voci:
1)Produzione Upstream 1,807 kboed (-1% su base annua);
– Ebit adj €1,222 miliardi(-48% su base annua): E&P €1,075 miliardi, G&P €325 milioni, R&M and Chem. €-37 milioni. Consensus €1,1 miliardi (Reuters);
– Utile netto su base adjusted atteso a €294 milioni (-70% su base annua). Consensus €263 milioni (Reuters);
– CFFO adj €1,9 miliardi (-44% su base annua);
– PFN €-16,3 miliardi (€17.1 miliardi in 4Q19).

Equita rende noto di confermare “la raccomandazione Buy”, aggiungendo che, “al nostro target price di €12, implicitamente equivale a 16x P/E FY21”. Ancora, aggiungono gli analisti della SIM, “riteniamo che il titolo sconti un prezzo del greggio nel lungo termine a $35-40 al barile”.





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