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Proseguiamo con l’analisi sviluppata nell’articolo Materie prime: la transizione green stravolge i rapporti di forza, ecco le vincitrici del futuro estendendo l’analisi al mondo dei miners. In particolare, cercheremo di individuare quelle società quotate che dovrebbero beneficiare maggiormente nel lungo termine del megatrend del clean energy e della transizione green. Come abbiamo ampiamente spiegato nell’articolo precedente infatti la transizione energetica verso il carbon free porterà ad un incremento notevole nella domanda di alcune materie prime che diventeranno sempre più strategiche e in taluni casi anche critiche. Ci riferiamo in particolar modo a rame, platino e PGM, litio e cobalto, nickel, manganese, indio e molibdeno. Si tratta dunque di capire quali sono le società di estrazione che presentano un giro d’affari particolarmente esposto a queste commodity.

Il processo di analisi: giro d’affari e multipli di mercato

L’analisi si è svolta in due momenti. Abbiamo prima analizzato tutti i titoli appartenenti ai due indici di riferimento di questo settore: lo STOXX Europe 600 Basic Resources e l’S&P 500 Materials, individuando le società più esposte alle materie prime strategiche per la transizione green. Abbiamo poi analizzato sui multipli di mercato queste società per vedere quelle più interessanti in termini di valutazione.
In particolare, abbiamo realizzato una doppia analisi sui multipli. La prima relativa al singolo titolo tramite lo studio del P/E forward ed EPS forward. In questo modo l’analisi non risente di eventuali differenze di tassazione o scelte contabili tra peer. La seconda analisi invece consiste proprio nell’analisi sui principali multipli di mercato, confrontando i miners con la mediana di settore.

Miners europei: Anglo American la migliore europea seguita da KGHM Polska Miedź e Rio Tinto


Nella tabella troviamo solo le società di miners dell’indice STOXX Europe 600 Basic Resources che presentano un P/E forward (stimato a dodici mesi) a sconto rispetto alla media a 5 anni. Elemento che ci indica quali sono i titoli effettivamente a buon mercato. Ai fini dell’analisi però cerchiamo quelle società a sconto ma con fondamentali solidi. Ecco il perché della colonna “var EPS”, la quale ci indica i titoli su cui gli analisti hanno alzato le stime degli utili (EPS forward) rispetto alla media a cinque anni. I titoli nella tabella sono dunque i miners a buon mercato, su cui gli analisti prevedono anche una crescita degli utili futuri. Nella tabella trovate anche il dividend yield stimato 2021 e 2022 come informazione aggiuntiva. Tra questi titoli, sono due le società più esposte alle materie prime strategiche per il raggiungimento dei target dell’Accordo di Parigi: Anglo American e KGHM Polska Miedź, la prima è un colosso dell’estrazione con sede a Londra, la seconda è una multinazionale polacca. Anglo American ha oltre il 50% del fatturato legato a materie prime strategiche come rame, nickel e PGM (metalli del gruppo platino), KGHM il 74% legato al rame.

Infine, se analizziamo i principali player sui multipli di mercato stimati per questo e il prossimo anno, Anglo American si conferma la meglio posizionata sia su quelli asset side che equity side, in quanto al di sotto della mediana di settore (valori evidenziati in verde). Non solo, Anglo American vanta anche il Net Debt/Ebitda stimato per il 2021 e 2022 al di sotto della mediana dei peer (importante indicatore di solidità finanziaria). Sui multipli esce meno bene KGHM Polska Miedź che presenta Net Debt/Ebitda nettamente superiore alla mediana e multipli 2021 a premio. Interessante anche Rio Tinto sui multipli di mercato. Il titolo infatti presenta la stessa situazione di Anglo American, anche se meno esposto per giro d’affari alle materie prime protagoniste della nostra indagine.

Miners USA: Freeport e First Quantum Minerals le più interessanti

Stesso identico lavoro svolto anche con i miners quotati in America (S&P 500 Materials a cui abbiamo aggiunto qualche società quotata su mercato americano ma non presente nell’indice).

Sono solo tre le società che superano il primo test, ovvero rapporto P/E forward ed EPS forward del singolo titolo, con Freeport McMoRan e First Quantum Minerals quelle meglio piazzate. In ogni caso, tutte e tre queste società sono estremamente esposte alle materie prime fondamentali per la transizione green.

Freeport fa il 79,4% del fatturato sul rame (quarto produttore mondiale di rame) e un altro 4,4% sul molibdeno. Per Southern Copper addirittura l’81,6% del fatturato deriva dal rame (quinto produttore mondiale di rame) ed un altro 6,4% dal molibdeno. First Quantum Minerals vede l’84% del giro d’affari in rame, il 3,1% in nickel e un altro 2% nei metalli del gruppo platino.
Anche se estendiamo l’analisi ai multipli asset side ed equity side stimati dagli analisti per il 2021 e 2022, Freeport e First Quantum Minerals sono le migliori ma quest’ultima appare con livelli di Net Debt/Ebitda stimati piuttosto alti rispetto alla mediana dei peer. Esce bene anche Fresnillo che però non è esposto alle materie prime soggetto di questa analisi.

ETF: diversificazione passiva su materie prime strategiche e miners

Per chi invece volesse investire sulle materie prime industriali e sulle società legate a queste ci sono diversi ETF, ne riportiamo alcuni. L’iShares MSCI Global Select Metals & Mining Producers (PICK US) riproduce l’andamento dell’indice MSCI ACWI Select Metals & Mining Producers Ex Gold & Silver Investable Market Index. Un indice che contiene i maggiori miners mondiali di materie prime industriali e preziosi, con oro e argento esclusi (platino incluso). Generico sui miners l’ETF VanEck Vectors Global Mining UCITS (GDIG IM), questo diversificato su società attive su tutte le materie prime.
Più specifico sulle principali società a livello globale che lavorano sul litio c’è ad esempio il Global X Lithium ETF (LIT US), che riproduce le performance del Solactive Global Lithium Index (indice che nell’ultimo anno vanta una performance mostruosa). Stesso settore anche per l’Amplify Lithium & Battery Technology ETF (BATT US).
Sui miners del rame invece esiste il Global X Copper Miners ETF (COPX US) che si rifà al benchmark Solactive Global Copper Miners Index. Anche questo ETF evidenzia, visto la performance dell’ultimo anno, l’interesse verso questa materia prima.
Direttamente sulle materie prime vi sono tantissimi ETF, segnaliamo l’Invesco DB Base Metals Fund (DBB US) che segue l’andamento del DBIQ Optimum Yield Industrial Metals Index, un indice composto da contratti futures su alcuni dei metalli di base più liquidi e ampiamente utilizzati: alluminio, zinco e rame.



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