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© Reuters. Un camion sulla strada dell’infrastruttura doganale di ingresso francese a Calais, Francia, 1 gennaio 2021. REUTERS / Pascal Rossignol

di Robin Emmott e Sabine Siebold

BRUXELLES (Reuters) – I ministri degli Esteri degli Stati membri dell’Unione europea hanno concordato oggi il varo di un piano globale di infrastrutture per connettere l’Europa al resto del mondo, un ulteriore passo dopo gli accordi con India e Giappone e un simile impegno da parte del Gruppo dei Sette.

Sospettosi della Belt and Road Initiative del presidente cinese Xi Jinping, pensata per unire Europa ed Asia grazie a varie infrastrutture in un tentativo di ottenere una maggiore influenza, l’Unione europea ha delineato formalmente un tracciato per un ambizioso piano di “connettività” a partire dal 2022.

“Vediamo la Cina utilizzare mezzi economici e finanziari per accrescere la propria influenza politica in tutti gli angoli del mondo. Lamentarsi di questa situazione è inutile, dobbiamo offrire alternative”, ha detto il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ai giornalisti, a margine di un vertice con le proprie controparti europee a Bruxelles.

“È importante che l’Unione europea () si coordini attentamente con gli Stati Uniti”, ha aggiunto Maas.

L’Ue ha già siglato degli accordi con Giappone ed India per coordinare alcuni progetti su trasporti, energia e digitale che uniscano Europa ed Asia. Sia Tokyo che Delhi sono preoccupati dalla munificenza cinese, che secondo alcuni funzionari potrebbe portare i paesi più poveri ad essere in obbligo nei confronti di Pechino, essendo costretti a farsi carico di debiti tanto pesanti.

Attraverso le banche dello sviluppo, garanzie di prima perdita a imprese private e offrendo il know-how dei paesi occidentali il G7, i cui leader si sono incontrati in Inghilterra a giugno, ha voluto a sua volta fornire ulteriore trasparenza nella partnership per le infrastrutture.

Il Montenegro, un membro della Nato e aspirante membro dell’Unione europea, è una delle vittime più illustri del debito cinese, secondo i funzionari occidentali.

Il piccolo stato sulla costa dell’Adriatico ha preso in prestito quasi 1 miliardo di dollari dalla Cina nel 2014, per finanziare un tratto di strada da 41 kilometri, una somma che ha minacciato di mandare in bancarotta il paese. Il Montenegro sta ora negoziando con le banche occidentali per scambiare o rifinanziare il debito, secondo quanto riportato da Reuters questo mese.

La strategia della Ue, nota come “A globally connected Europe”, non fa menzione della Cina, e il ministro degli Esteri lussemburghese Jean Asselborn ha messo in guardia contro l’idea di trasformare la Cina in un avversario, facendo notare come i produttori di auto tedeschi vendano più auto in Cina che in Germania.

Ma un diplomatico Ue coinvolto nella stesura della strategia ha detto che nel documento di otto pagine si legge “Cina, su ogni pagina”.

Dal 2013 la Repubblica popolare cinese ha lanciato una serie di progetti di costruzione in oltre 60 paesi, mirando a stabilire una rete di connessioni marittime e terrestri tra l’Asia sudorientale,l’Asia centrale, il Medio oriente, l’Europa e l’Africa. Pechino nega fermamente che dietro al progetto si annidi la volontà di proiettare il proprio potere, spiegando come il corridoio di infrastrutture si concentri sui bisogni delle persone comuni.

(Tradotto da Luca Fratangelo in redazione a Danzica, in redazione a Roma Stefano Bernabei, luca.fratangelo@thomsonreuters.com, +48587696613)





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