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Archiviata, e nuovamente con soddisfazione, una stagione dei dividendi in cui si è tornati a remunerare i soci con regolarità dopo la parentesi legata alla pandemia, a Piazza Affari è già il momento di guardare al futuro. E le previsioni, per le cedole che saranno versate nel 2022 sembrano piuttosto rosee, con un ulteriore aumento di quasi il 20% rispetto a un ammontare che già nell’anno in corso è tornato a superare i 20 miliardi di euro anche grazie al recupero dei pagamenti non effettuati in precedenza in virtù dello sblocco delle autorità regolamentari nei confronti di banche e assicurazioni.

I prezzi dei derivati

L’indicazione di sicuro conforto arriva da Intermonte, che basa la propria analisi sui prezzi dei derivati normalmente utilizzati dai desk operativi, i cui valori sono ritenuti particolarmente affidabili perché continuamente aggiornati in base alle aspettative degli operatori. Per l’anno che sta per iniziare si prospetta per la Borsa milanese uno stacco dividendi equivalente a 1.035 punti dell’indice Ftse Mib: cifra che corrisponde a un rendimento cedolare (dividend yield) del 3,75%, che è oltre mezzo punto percentuale più elevato rispetto al 3,17% pagato nel corso del 2021 e che supera la media degli ultimi 10 anni, ferma a sua volta al 3,44 per cento.

LE CEDOLE DI PIAZZA AFFARI

Il rendimento cedolare (dividend yield) dell’indice Ftse Mib negli ultimi 10 anni. Dati in % a fine novembre 2021.

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Le stime (e la cautela)

Osservando le tradizionali indicazioni di consenso raccolte dai provider di informazioni finanziarie il bilancio le cedole potrebbe addirittura essere più ricco, almeno per gli anni a seguire. Questi dati arrivano infatti a prevedere un incremento fino al 35% per il 2024, che occorre però prendere con una certa cautela. «I previsori stanno in parte sottostimando l’incertezza ancora elevata sul rientro alla normalità post-Covid, a maggior ragione se si tiene conto dell’arrivo della nuova variante del virus» sostiene Dario Grillo, condirettore generale e responsabile per l’area mercati di Intermonte Sim.

A tutto questo si aggiunge però anche un ulteriore aspetto, probabilmente ancora più rilevante: «Fra gli analisti c’è la tendenza a considerare il livello particolarmente generoso di dividendi pagati negli ultimi mesi come strutturale, non come evento una tantum legato al recupero dei pagamenti cedolari non effettuati nell’esercizio precedente e rimandati a quello attuale», avverte Grillo.

Una correzione contenuta in Borsa è possibile, ma l’effetto potrebbe essere bilanciato nel momento in cui verranno pubblicati anche conti trimestrali con utili in crescita

L’idea, quindi, è che le stime di consenso stiano in qualche mondo «normalizzando» il livello dei versamenti visto negli ultimi mesi che in realtà sarà difficile da ripetere, almeno nell’immediato, aprendo così la strada a possibili sorprese negative. «Questo – tranquillizza in ogni caso Grillo – non significa che si andrà necessariamente incontro a una sensibile rivalutazione dei titoli quando saranno annunciate al mercato cifre inferiori alle attese: una correzione contenuta in Borsa è possibile, ma l’effetto potrebbe essere bilanciato nel momento in cui verranno pubblicati anche conti trimestrali con utili in crescita e tutto sommato non vedo il rischio di uno shock esteso».



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