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Buongiorno ai Lettori di Investing.com.

I dati relativi al mercato del lavoro USA, rilasciati venerdì, hanno evidenziato una frenata occupazionale rilevante. Ciò, secondo molti analisti, dovrebbe portare la FED a prendere decisioni sul tapering non prima di dicembre. Il programma prevede una riduzione nell’acquisto di asset tra gennaio e giugno 2022, mentre il primo aumento dei tassi potrebbe avvenire non prima di dicembre 2022.

Non dimentichiamoci che in occasione del Simposio di Jackson Hole il presidente Powell dichiarò testualmente “in occasione del meeting di luglio del FOMC ero del parere, come la maggior parte dei miei colleghi, che se l’economia dovesse rispettare le nostre previsioni sarebbe opportuno iniziare a ridurre il ritmo della acquisti di asset già da quest’anno”.

Powell, sempre in quell’occasione, evidenziò la necessità di monitorare “l’ulteriore diffusione della variante Delta”. Quest’ultimo punto sarà cruciale data la gravità della terza ondata che sta colpendo gli Stati Uniti.  A questo punto ci si potrebbe porre alcune domande: (1) il dato sui libri paga di agosto è stato causato dal cambiamento della domanda o dai persistenti vincoli di offerta?; (2) fino a che punto tali dati allontanano l’economia USA dalla piena occupazione?

Secondo molti analisti la sorpresa negativa sui salari non agricoli di agosto potrebbe derivare da vincoli di offerta. Questa tesi è supportata dal tasso di partecipazione rimasto invariato negli ultimi quattro mesi: 1,7 punti percentuali al di sotto del livello pre-pandemia. Se consideriamo che la variante Delta potrebbe allentare la presa nei prossimi mesi, l’incertezza che impedisce la creazione di nuovi posti di lavoro dovrebbe diminuire.

Tutto ciò che abbiamo scritto sinora potrebbe essere sufficiente per precludere l’annuncio del tapering nel meeting di settembre. Ma, a meno che non si susseguano dati negativi, è probabile che la decisione venga annunciata nella riunione di dicembre consentendo al processo di realizzarsi, come previsto, da gennaio a giugno 2022.

Se la crescita media mensile dell’occupazione rallentasse sotto le 450 mila unità a fine anno – a causa di un marcato indebolimento della domanda – il FOMC avrebbe difficoltà a prevedere la piena occupazione entro la fine del 2022. A quel punto la politica restrittiva potrebbe essere rivista, ma perché ciò accada in molti sostengono che l’unico elemento di disturbo potrebbe essere rappresentato dall’accelerazione della variante Delta, che inciderebbe negativamente sulla domanda di nuovi posti di lavoro (non sull’offerta, come pare sia successo nel mese di agosto).





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