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MILANO – Condono come “incentivo negativo” e “spinta all’evasione”. Un blocco dei licenziamenti “unico in Europa” che non deve frenare le fisiologiche ristrutturazioni. Ristori che hanno avuto impatti diseguali per i successivi cambiamenti dei criteri di distribuzione, col rischio che siano andati laddove le aziende hanno sofferto di meno.

Sono questi i principali rilievi che stanno emergendo dalla raffica di audizioni al dl Sostegni, da parte delle principali autorità economiche italiane.

Secondo la Corte dei Conti, ad esempio, il condono delle vecchie cartelle esattoriali è “una scelta non condivisibile”, per quanto “giustificabile”, che può favorire l’evasione e confermando le perplessità già espresse in merito alla precedente cancellazione automatica dei debiti fino a mille euro. Nella sua memoria alle commissioni Bilancio e Finanze del Senato, la Corte dice che “oltre a dare adito a perplessità sul piano della coerenza con le finalità complessive del provvedimento, risolvendosi in un beneficio erogato a un vastissimo numero di soggetti, molti dei quali presumibilmente non colpiti sul piano economico dalla crisi, genera disorientamento e amarezza per coloro che tempestivamente adempiono e può rappresentare una spinta ulteriore a sottrarsi al pagamento spontaneo per molti altri”.

D’altra parte lo stesso premier Draghi aveva presentato la misura come indigesta e necessaria a fare ordine in un magazzino di crediti troppo vasto, con l’obiettivo di riformare la riscossione per far sì che il problema non si ripresenti uguale tra qualche anno. Rincara Bankitalia: l’eliminazione delle sanzioni per le irregolarità nelle dichiarazioni 2017 e 2018 delle partite Iva e la cancellazione delle vecchie cartelle fino a 5mila euro “si prospettano come condoni, con le connesse conseguenze in termini di incentivi negativi per l’affidabilità fiscale degli operatori economici e disparità di trattamento nei confronti dei contribuenti onesti”.

Via Nazionale apre anche altri fronti. Sottolinea ad esempio che “il blocco dei licenziamenti è un’eccezione nel contesto europeo. Rappresenta una forma temporanea di tutela dei lavoratori a fronte di una elevata incertezza macroeconomica, che tuttavia può rallentare i processi di riorganizzazione aziendale e la riallocazione dei lavoratori tra imprese”. Concetto simile dai magistrati contabili, secondo i quali questa misura è “di rilievo” ma “se appare condivisibile la scelta di vincolare l’impresa che usufruisce appieno degli ammortizzatori sociali a mantenere in piedi il rapporto di lavoro, si ribadisce l’avviso, che occorre evitare che risulti, nei fatti, ritardata l’emersione di realtà aziendali che necessitano di profondi processi di ristrutturazione e risanamento”.

Ancora, sui contributi a fondo perduto Bankitalia rileva che essendo “basati su criteri di ripartizione cambiati nel corso del tempo, possono avere determinato una distribuzione ineguale delle risorse a parità di effetti della pandemia”. Ad esempio attività con perdite concentrate in aprile e con i codici Ateco dei Ristori “hanno beneficiato di un sostegno superiore” di chi ha avuto perdite spalmate nell’anno, mentre il calcolo del contributo “può dare luogo a trattamenti molto diversi per contribuenti con caratteristiche simili (in termini di livello e di calo del fatturato) ma che rientrano in fasce di ricavi per le quali la percentuale del calo “ristorata” dai contributi è diversa”.

Un concetto che già aveva chiarito l’Ufficio parlamentare di bilancio, che ha messo in fila quanto ristorato nel 2020 accanto a quanto è stato perso. “Per alcuni settori che hanno registrato in media perdite di fatturato consistentinel mese di aprile – Tessile (-83,6 per cento), Alloggio, ristorazione e turismo (-81)  e attività artistiche e di intrattenimento (-47,7) – la riduzione su base annua risulta ridimensionata ma ancora rilevante”, spiegava l’Autorità dei conti pubblici. “Molte imprese in questi settori (quelle con i codici ATECO interessati dal decreto Ristori), tranne quelle del settore Tessile, hanno già ricevuto i due contributi previsti dai precedenti decreti, coprendo in media percentuali più elevate della perdita del mese di aprile (44,5 e 48,9 per cento, rispettivamente, nei settori dell’Alloggio e della ristorazione e in quello delle Attività artistiche e di intrattenimento, ma con punte del 60 per cento per le imprese con fatturato fino a 400.000 euro). Le imprese appartenenti ai settori che non hanno potuto accedere ai contributi del decreto Ristori hanno invece percepito solo il contributo del decreto di maggio con percentuali di recupero sensibilmente più basse (ad esempio, 13,2 per cento nel settore Tessile)”.



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