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© Reuters. Un operatore sanitario inserisce una siringa in una fiala di un vaccino presso l’ospedale Cardarelli a Napoli. REUTERS/Ciro De Luca

MILANO (Reuters) – La variante Delta del virus Sars-CoV-2, la cosiddetta “indiana” che preoccupa le autorità mondiali per la sua alta trasmissibilità, è salita al 22,7% dei casi in Italia, mentre la Alfa, la cosiddetta inglese, resta prevalente ma cala al 57,8%.

Lo rileva la nuova indagine rapida condotta dall’Istituto Superiore di Sanità nella giornata del 22 giugno, i cui risultati sono stati resi noti oggi.

Nell’ultima indagine di questo genere realizzata dall’istituto lo scorso 18 maggio l'”indiana” era all’1% mentre l'”inglese” era all’88,1%.

“La crescita della prevalenza della variante Delta è un dato atteso, che deve essere monitorato con grande attenzione”, dichiara il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro. “È fondamentale continuare il tracciamento sistematico dei casi per individuare i focolai e completare il più velocemente possibile il ciclo vaccinale, dal momento che, come confermato anche ieri dall’Ema, questo garantisce la migliore protezione”.

L’istituto precisa che “l’indagine non contiene tutti i casi di varianti rilevate ma solo quelle relative alla giornata presa in considerazione”, aggiungendo che ad esempio nella “flash survey” non è stata trovata la cosiddetta variante Kappa, “ma diversi casi sono stati segnalati sulla piattaforma integrata che invece raccoglie le analisi giorno per giorno”.

Hanno partecipato all’indagine tutte le regioni italiane, complessivamente 113 laboratori, e sono stati sequenziati in totale 772 campioni, scelti in modo casuale fra i positivi, con una rappresentatività geografica e per fasce d’età diverse.

Dai dati della ricerca rapida emerge inoltre la crescita della variante Gamma, la cosiddetta brasiliana, all’11,8% dal 7,3% del rilevamento al 18 maggio.

“Nel contesto italiano — scrive l’Iss nella nota — in cui la campagna di vaccinazione non ha ancora raggiunto coperture sufficienti, la diffusione di varianti a maggiore trasmissibilità può avere un impatto rilevante”.

L’Istituto aggiunge poi che l’aumento della Delta è probabilmente sovrastimato “a causa della presenza di focolai” nelle varie regioni italiane, “che vengono identificati e quindi indagati in maniera più estesa”. “Nell’attuale scenario europeo e nazionale, caratterizzato dalla circolazione di diverse varianti, è necessario continuare a monitorare con grande attenzione la diffusione delle varianti di Sars-CoV-2 e in particolare di quelle a maggiore trasmissibilità”, si legge ancora nel comunicato.

(Emilio Parodi, in redazione a Milano Sabina Suzzi, Gianluca Semeraro)

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