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L’ottimismo iniziale di ieri sui mercati europei è svanito già in avvio di seduta. Gli indici USA sono stati oggetto di pesanti vendite per il secondo giorno consecutivo. L’S&P500 e il hanno chiuso la seduta di martedì in ribasso del 3% e il è precipitato del 2,77% sulla scia delle crescenti apprensioni per il coronavirus.

Il ha ceduto lo 0,80% e a Sydney i titoli hanno polverizzato il 2,31%, mentre il WTI è scivolato a $50 al barile perché si teme che il calo della domanda provocato dal coronavirus pesi molto sui prezzi del petrolio, soprattutto in mancanza di messaggi chiari dall’OPEC e dai suoi alleati sulle modalità con cui intendono combattere la svalutazione del mercato. Il ministro dell’Energia saudita Abdulaziz bin Salman ha detto che il cartello non ha esaurito le idee per riequilibrare il mercato petrolifero, ma si percepisce chiaramente che tagli più marcati della produzione sono un grattacapo per l’OPEC, che di recente ha visto scendere la sua quota di mercato al minimo storico del 35%.

Una quota di mercato più bassa non riduce solo l’impatto dei tagli sui prezzi globali, ma minaccia anche di far diminuire i profitti degli alleati. Anche se, a nostro avviso, l’OPEC e i suoi alleati taglieranno ulteriormente la produzione alla riunione in programma a marzo, l’entità e la natura temporanea dei tagli aggiuntivi potrebbero non tradursi nell’effetto desiderato e il barile di petrolio potrebbe stabilizzarsi sotto la soglia dei $50.

I future su FTSE (-0,82%) e (-1,05%) puntano a un altro avvio negativo in Europa. In mancanza di dati economici importanti, gli investitori continueranno a valutare gli impatti del coronavirus sull’economia. Ci aspettiamo di vedere un maggior numero di venditori, visto l’acuirsi della crisi del coronavirus in Europa.

Richiesta di beni rifugio. L’ è scivolato brevemente sotto il livello a 110,00.

C’è stata una leggera correzione al ribasso dell’oro, nonostante l’avversione al rischio che domina le contrattazioni. Il prezzo di un’oncia è sceso a $1625, dopo il progresso di lunedì fino a $1691. Gli acquirenti, però, continuano ad accumulare oro quando il prezzo cala per proteggersi dal rischio di un’ondata di vendite più marcata sull’azionario.

Prosegue la corsa verso i titoli del Tesoro USA. Il rendimento dei decennali USA è sceso all’1,36% sulle attese crescenti di un intervento della Federal Reserve (Fed) per fermare il panico sulle borse. Stando all’attività sul mercato dei titoli di Stato USA, la probabilità di un taglio del tasso della Fed alla riunione del FOMC del 18 marzo è salita al 27,7%. C’è ancora spazio per un ulteriore sviluppo delle scommesse accomodanti. Il dollaro USA sta pertanto cedendo i guadagni della scorsa settimana e c’è il margine per un ulteriore indebolimento del biglietto verde. Ora l’indice del dollaro USA sta testando al ribasso la soglia dei 99 punti.

L’euro trova richieste migliori contro un dollaro USA in diffuso indebolimento. L’ sta testando offerte solide a 1,0880/1,0900. In caso di sfondamento di questo livello, la moneta unica potrebbe estendere i rialzi verso 1,0950, il forte livello pari al 38,2% del ritracciamento di Fibonacci sulla flessione in atto da dicembre a febbraio. Sotto questo livello, la coppia rimarrà nel trend ribassista e i progressi potrebbero presentare interessanti opportunità di vendita sui massimi. Un avanzamento oltre 1,0950 dovrebbe segnalare un’inversione rialzista di medio termine e imprimere un ulteriore stimolo alla moneta unica verso il livello psicologico a 1,10.

La sterlina si è impennata a 1,30 contro il dollaro USA. Il dollaro debole è il catalizzatore principale del movimento al rialzo del cable e un’ulteriore debolezza potrebbe assicurare la domanda di sterlina nella fascia compresa fra 1,30 e 1,31.





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