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(Teleborsa) – “Nel 2011 le componenti di genere femminile rappresentavano poco più del 7% dei consiglieri di amministrazione mentre nel 2021 il dato sfiora il 41%. Nel 2020 abbiamo 9 consigli di amministrazione a maggioranza femminile. In generale le quote sono state soddisfatte per lo più con consiglieri indipendenti e di minoranza. Nel 2020 le donne ricoprono, infatti, il ruolo di amministratore delegato solo in 15 società (16 a metà ottobre 2021), rappresentative di poco più del 2% del valore totale di mercato, e di presidente dell’organo amministrativo solo in 26 emittenti (31 a metà ottobre 2021), pari al 18% della capitalizzazione complessiva, mentre in circa tre quarti dei casi sono consiglieri indipendenti. Tra le componenti femminili negli organi sociali delle imprese quotate, dal 2011 al 2019, sono aumentate le donne straniere e in generale tutte le quotate risultano più qualificate. È aumentata la loro età media e partecipano molto di più ai comitati endoconsiliari. Nel 2020 l’età media delle donne amministratrici è più bassa di quella degli uomini e sono più qualificate, con lauree o phd. La maggior parte ha un background economico o giuridico. Crescono le competenze Stem, Esg e di digitalizzazione, che sono sempre più necessarie e richieste”. Questo il quadro presentato dal commissario Consob, Carmine Di Noia, intervenuto al convegno “Gender = equality: la competenza come fattore determinante negli Esg”, organizzato da Banco BPM a Palazzo Altieri, a Roma.

A dieci anni dall’entrata in vigore della legge Golfo-Mosca, sulla base dei dati in possesso della Consob, qual è lo scenario nei Cda italiani?

“La legge sulle quote, insieme anche ai requisiti di composizione contenuti nel Testo unico della Finanza, ha avuto l’indubbio effetto di modificare la struttura e la composizione dei Cda. C’è stato, quindi, un rinnovo completo e importante dei Consigli di amministrazione. Anche dai dati, che presenteremo tra qualche settimana nel nostro rapporto aggiornato, abbiamo visto l’emergere dell’importanza delle competenze, delle qualifiche professionali, delle esperienze e dell’età. In futuro vediamo un ruolo sempre più importante dei board in materia ESG. Gli obiettivi della società per uno sviluppo sostenibile rendono, infatti, sempre più necessarie qualifiche professionali importanti. La legge Golfo-Mosca ha avuto il pregio di rompere un ‘tetto di cristallo’ ma a questo punto le forze di mercato e la Vigilanza avranno un ruolo sempre maggiore per avere board, collegi sindacali, e organi di controllo, sempre più competenti e sempre più in linea con le esigenze della società del futuro”.





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