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“Il CSC (centro studi di Confindustria) rileva un arretramento della produzione industriale dello 0,1% in marzo su febbraio, quando si è avuto un aumento dello 0,6% rispetto a gennaio. Nel primo trimestre 2021 la produzione industriale è stimata in crescita dell’1,0%, dopo il -0,7% rilevato dall’Istat nel quarto 2020. La produzione, al netto del diverso numero di giornate lavorative, aumenta del 38,4% in marzo rispetto allo stesso mese del 2020; in febbraio è diminuita dello 0,4% sui dodici mesi. Gli ordini in volume avanzano in marzo dello 0,7% su febbraio (+40,5% su marzo 2020), quando sono cresciuti dello 0,5% sul mese precedente (-0,3% annuo). Le variazioni tendenziali abnormi rilevate in marzo, sono da mettere in relazione con i livelli di attività molto bassi che erano stati toccati un anno prima, in conseguenza dell’introduzione di misure molto restrittive sull’attività dell’industria nell’intero territorio nazionale che avevano comportato il blocco normativo di oltre il 50% delle imprese industriali e un calo della produzione di quasi il 30% rispetto al mese precedente e a marzo 2019”. E’ quanto si legge nell’indagine del CSC sulla produzione industriale italiana, che porta il titolo di ‘Sostanziale stabilizzazione della produzione industriale in marzo (-0,1%), dopo l’aumento rilevato in febbraio (+0,6%)’.

Confindustria prosegue, mettendo in evidenza che, nonostante la battuta d’arresto rilevata in marzo, nel primo trimestre del 2021 l’industria italiana conferma una buona tenuta, avendo registrato un significativo incremento di attività (+1,0%, ma con ampia eterogeneità settoriale) pur in un contesto pandemico in peggioramento: il numero dei nuovi casi è infatti quasi raddoppiato tra febbraio e marzo e, a causa di ciò, sono state rafforzate le misure restrittive. Lo stringency index, che misura in un range da 0 a 100 le limitazioni introdotte per frenare la diffusione del virus, è salito a marzo a 84,3, poco sotto i livelli di un anno prima. La buona performance dell’industria contribuisce positivamente al PIL nel primo trimestre; tuttavia, a causa della dinamica negativa dei servizi – specie quelli legati alla filiera turistica (ancora in forte difficoltà) – la variazione del PIL è attesa lievemente negativa rispetto a fine 2020″.



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