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La conclamata emergenza sanitaria – sebbene a giudizio dei medici si sia ancora distanti, dal punto apicale dei contagi – ha richiamato la collettività a un nuovo ordine di cose e paradigmi comportamentali. E’ un momento  a cui fino a ieri nessuno di noi ci aveva mai minimamente pensato. Come cambia la nostra vita con il coronavirus?

Raccomandazioni tipo il tenersi a distanza o il non abbracciarsi neanche se segna la nostra squadra del cuore appartengono semplicemente alla categoria “dell’eresia” per noi latini che, notoriamente, ci riconosciamo affettuosi e …calienti. Ma non è questo il momento del piagnisteo: il virus è ostile di suo, per cui tutto ciò il SSN ci dirà di osservare andrà fatto senza se e senza ma.

La dimensione economica del problema

Vi è tuttavia un’altra dimensione, quella economica, che partita in sordina sta man mano conquistando l’attenzione di tutti. Solo qualche giorno fa infatti il Governatore della Banca d’Italia I. Visco stimava in un possibile -0,2% l’impatto del coronavirus sul Pil, ossia circa 50 mld di € di ricchezza in meno rispetto a un ’19 già deludente di suo.

Davvero tanta roba! Specie se si tiene conto che si tratta di stime fatte ancora a marzo, quando il dispiegarsi del 2020 (e del contagio è tutto lì a divenire).

Uno shock infatti, sia esso endogeno come nel caso dei mutui subprime (2008) o dei c.d. debiti sovrani (2011-’14) o esogeno come nel caso del Covid-19, poco importa, ha di norma riflessi quasi immediati sui mercati finanziari (si legga alla voce: crolli in borsa). Inoltre  dispiega i suoi effetti sull’economia reale nel medio-lungo termine.

Sono in genere gli effetti più lenti nel giungere nella sua interezza-maturità, ma anche quelli più dolorosi da vivere e mandar via. Perché inevitabilmente riguardano tutti noi, indistintamente.

Come cambia la nostra vita con il coronavirus: effetti sull’economia reale

Perché vorrà dire attività che si chiudono, personale che si licenzia, meno auto che s’acquistano o meno treni, navi e aerei che si prendono, etc.

È doveroso allora che il governo non stia lì a dormire e prenda in mano quanto prima il bandolo della matassa, giacché la risposta non potrà che essere di politica fiscale (espansiva). Gradite competenze, intraprendenza, gioco di squadra e non di partito, anche un pizzico di sana sperimentazione.  Per scenari come gli attuali non abbiamo formulari o teorie preconcette, per cui la soluzione (almeno quella economica, s’intende) passerà inevitabilmente anche per la via dei tentativi e dell’audacia.

Opposizioni, parti sociali, cittadinanza tutta, ne siano al corrente: è il compattezza-time.



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