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I dati macro negativi arrivati dal Giappone non frenano stavolta la borsa di Tokyo, con l’indice Nikkei 225 che ha chiuso in rialzo del 2,56% a 20.179,09 punti. Acquisti anche sugli altri principali listini azionari asiatici, dopo la chiusura positiva di Wall Street alla vigilia.

Shanghai sale dello 0,81%, Hong Kong guadagna l’1,17%, Sidney fa +0,67%, Seoul +1,05%. Grande attesa per la pubblicazione del report occupazionale Usa di aprile, che sarà reso noto alle 14.30 ora italiana. Gli analisti prevedono un tonfo di 20 milioni circa di posti di lavoro.

Il sentiment positivo si spiega con la buona performance di Wall Street ma anche con il colloquio telefonico tra i funzionari americani e cinesi, che si è tenuto nella serata di ieri.

In particolare, il Nasdaq Composite ha chiuso in rialzo dell’1,4% a 8.979,66, azzerando le perdite da inizio anno provocate soprattutto dallo storico sell off scatenato dall’arrivo della pandemia del coronavirus nel mondo. Certo, il traguardo positivo è ancora incerto, visto che l’indice è ora in crescita da inizio 2020 di appena +0,1%.

Bene ieri anche il Dow Jones Industrial Average, salito di 211,25 points, o +0,9%, a 23.875,89 punti, mentre lo S&P 500 ha fatto +1,2% a 2.881,19. punti.

Sul fronte tensioni Usa-Cina, nella serata di ieri ora americana di New York, il segretario al Tesoro Usa Steven Mnuchin e il rappresentante al Commercio Usa Robert Lighthizer hanno avuto un colloquio telefonico con il vice premier cinese Liu He.

Stando alle fonti di Pechino e di Washington, le controparti hanno parlato di questioni inerenti l’economia e la pubblica sicurezza, soprattutto in relazione alla “Phase 1”, l’intesa raggiunta alla metà di gennaio, primo passo per porre fine alla guerra commerciale durata due anni tra Cina e Stati Uniti.

In base alla nota diramata dall’Ufficio di Rappresentanza del Commercio Usa, nel colloquio telefonico di ieri le controparti “hanno concordato di rispettare a pieno e secondo i tempi quanto stabilito dall’accordo, nonostante l’attuale emergenza sanitaria globale”. Idem il ministero del Commercio cinese, che ha riferito che le controparti stanno lavorando per rendere esecutivo quanto stabilito dalla “Phase 1”.

Sulla borsa di Tokyo si mette in evidenza Nintendo, dopo che il colosso dei videogiochi ha riportato un solido bilancio, comunicando di aver terminato l’anno fiscale che si è concluso a marzo con utili netti per 259 miliardi di yen (l’equivalente di $2,4 miliardi), in crescita del 33% su base annua, e a fronte di un fatturato netto che ha fatto +9%, a 1,3 trilioni di yen.

Tra i fattori che hanno inciso positivamente, la forte domanda per il videogioco per la sua console Switch, “Animal Crossing: New Horizons”. La domanda è balzata soprattutto in considerazione dei vari diktat #iorestoacasa e #stayhome lanciati in tutto il mondo per frenare la pandemia del coronavirus.

Il titolo Nintendo è però sceso di oltre -4% alla borsa di Tokyo, scontando l’avvertimento del gigante, che ha sottolineato che la crisi sanitaria coronavirus COVID-19 sta mettendo a rischio la sua catena di approviggionamento, le sue vendite e la divisione di ricerca e sviluppo. La forza dello yen, inoltre, sta riducendo le vendite di Nintendo di 37,3 miliardi di yen anno su anno.

Dal fronte macro, reso noto il Pmi servizi del Giappone stilato da Jibun Bank e IHS Markit che, nel mese di aprile, è sceso ulteriormente in fase di contrazione, allontanandosi dalla soglia dei 50 punti, linea di demarcazione tra fase di espansione (valori al di sopra) e fase di contrazione (valori al di sotto).

L’indice è scivolato a 21,5 punti, rispetto ai 22,8 punti della lettura preliminare e in deciso peggioramento rispetto ai precedenti 33,8 punti.

Il Pmi Composite si è attestato a 25,8 punti, in flessione rispetto ai 27,8 della lettura preliminare e peggio dei 36,2 punti di marzo.

Diffuso anche il dato relativo alle spese delle famiglie giapponesi di marzo, crollato del 6%, dopo il calo dello 0,3% di febbraio, meglio comunque del -6,7% atteso dal consensus degli analisti.





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