fbpx


rapporto afme

Tra marzo e metà aprile emissioni di bond in Europa per 110 miliardi (+131%)

di Maximilian Cellino

default onloading pic

3′ di lettura

Le «frontiere» del mercato dei capitali si sono riaperte dopo l’improvviso blocco che si è creato durante la fase più acuta dell’emergenza coronavirus, ma non ancora in tutti i Paesi. I dati che emergono dallo studio condotto da Afme, l’Associazione europea dei mercati finanziari, sull’impatto esercitato finora da Covid-19 sui mercati dei capitali europei e che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare sono incoraggianti per alcuni e ancora inquietanti per altri. Dopo l’iniziale fase di sbandamento le società con affidabilità più elevata sono infatti tornate a chiedere – e ottenere – denaro dagli investitori, tranne che in Italia.

Da inizio marzo al 10 aprile le emissioni di bond investment grade (con merito di credito più elevato e almeno «Bbb») sono state pari a 110 miliardi di euro in Europa, un ammontare più che raddoppiato (+131%) rispetto allo stesso periodo del 2019. Il picco si è raggiunto proprio l’ultima settimana, con un valore record di 56 miliardi e Francia, Gran Bretagna in primo piano seguite da Belgio, Olanda e Germania. Del tutto assenti invece dai radar le società italiane, che pure 12 mesi fa avevano fatto la loro parte con emissioni per un valore vicino a 15 miliardi.

Afme tende forse istintivamente a collegare l’assenza della corporate Italia sul mercato primario dei bond (ma anche lo zero nella casella dei collocamenti di capitale equity sul secondario) al ben noto fenomeno della «bancarizzazione» che caratterizza le aziende italiane e che di conseguenza rende il mercato dei capitali nel nostro Paese meno sviluppato che altrove. Ma occorre anche considerare da una parte il peso maggiore che Covid-19 rischia di esercitare sul nostro settore produttivo e dall’altra il riemergere con tutte le sue forze del tema del «rischio Paese» fra gli investitori.

Le aziende si stanno precipitando a raccogliere denaro, anche se a un prezzo più elevato rispetto a pochi mesi prima (gli spread degli investment grade europei, nota Afme, sono cresciuti di 56 punti base, ma nel picco della crisi viaggiavano molto più in alto) per soddisfare necessità che a differenza del passato riguardano soprattutto il sostegno alle attività frenate, se non addirittura bloccate, dall’emergenza virus. In base alle indicazioni di Dealogic, l’86% del ricavato delle emissioni nell’ultimo mese e mezzo è infatti destinato a scopi generali (incluso l’aumento del capitale circolante), mentre appena il 2% è legato ad acquisizioni e il 12% al rifinanziamento di debito preesistente.

Il ritorno in grande stile sul primario, a partire dalle aziende più solide e con attività meno legate al ciclo economico, è stato in primo luogo favorito dall’azione della Bce, che ha complessivamente incrementato il programma di riacquisti prima con 120 miliardi, poi con i 750 miliardi del piano di emergenza Pepp. Con il risultato che da inizio marzo l’Eurotower ha fra l’altro acquistato sul secondario titoli corporate per oltre 10 miliardi, garantendo così in modo indiretto anche un sostegno a chi ha si è rivolto al mercato per collocare nuovi bond.



Source link

REGISTRATI ORA
%d bloggers like this: