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(Teleborsa) – Stretto tra la crisi delle vendite e le spinte all’elettrificazione dei modelli, il settore automotive italiano cerca la sponda del Governo per provare a ripartire dopo la crisi sanitaria. I segnali che arrivano dal mercato sono tutt’altro che rosei – novembre ancora in rosso, -24,6%, che si traduce in una perdita su base mensile di quasi 34mila immatricolazioni, ma anche su base annuale si è ben lontani dal consolidato pre pandemia del 2019 di 1,85 milioni di vendite – e il futuro non è incoraggiante vista l’incertezza che regna a causa di fattori concomitanti e tra loro collegati: ci sono gli effetti della pandemia, i ritardi nelle consegne a causa delle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, l’aumento generale dei prezzi e la mancanza di liquidità da parte dei cittadini che non fanno altro che aumentare i dubbi su quale tipo di modello è più conveniente puntare per una nuova auto.

Elementi che hanno spinto il settore nel suo complesso ad avanzare una precisa richiesta al Governo: “porre rimedio tempestivamente alla totale assenza di politiche per l’automotive in un momento estremamente delicato per il settore, mantenendo fede agli impegni annunciati e dando attuazione alle misure da tempo condivise ed esplicitate in modo unito da tutti gli attori”. L’appello è del 19 novembre scorso ed è stato sottoscritto da tutto il comparto dell’automobile: c’è Anfia che rappresenta gli operatori della componentistica, Unrae che rappresenta che le case auto straniere in Italia, e Federauto per i concessionari. Ma anche Aniasa, l’Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automobilistici, e Motus-E, l’Associazione che promuove la diffusione della mobilità elettrica in Italia. Una richiesta corale a cui si sono accodate anche quelle associazioni che rappresentato aziende che si trovano a lavorare con l’industria dei mezzi di trasporto come Assofond e Ucimu.

Sullo sfondo c’è la definizione di una legge di Bilancio che non sembra in grado di dare risposta alle richieste avanzate, mentre il Governo latita. “Dopo quel comunicato abbiamo scritto anche una lettera in cui abbiamo chiesto un incontro ma non c’è stata ancora nessuna risposta”, spiega Andrea Cardinali, direttore generale di Unrae. “Ci sono degli emendamenti al Senato ma il Governo non ha dato segni di vita – prosegue –. Il Parlamento non ha però a disposizione le risorse necessarie. Parliamo di 500-600 milioni a disposizione per tutti gli emendamenti. Sono la metà di quello che abbiamo chiesto noi per un anno e devono servire a coprire tutti gli emendamenti presentati al Senato”. Al momento quindi l’intero mondo della mobilità sostenibile e le filiere industriali e commerciali automotive oscillano in una situazione in cui o non si fa nulla o si fa qualcosa di talmente sottofinanziato che non può durare nel tempo.

Le associaizoni firmatarie dell’appello si sono definite “coese ed incredule” nel presentare le loro istanze a Palazzo Chigi, forti del lavoro intrapreso nei mesi scorsi nei tavoli di confronto che sono stati aperti al Mise. Nonostante l’attiva partecipazione ai lavori del “Tavolo Automotive” abbia prodotto diverse proposte di intervento, sia di politica industriale per la riconversione della filiera automotive, che di pianificazione pluriennale di sostegno all’acquisto di veicoli a zero e bassissime emissioni per cittadini ed imprese, le Istituzioni, in occasione della programmazione economica del Paese, sembrano non intenzionate ad intervenire.

La mancata previsione di un intervento strutturale nella Legge di Bilancio infatti si somma all’assenza di misure specifiche nel PNRR nella componente “transizione energetica e della mobilità sostenibili. “In questo modo – hanno sottolineato le associazioni – l’Italia diventa l’unico Paese europeo, con un’importante vocazione manufatturiera automotive, che non sostiene ed instrada il consumatore verso l’acquisto di auto e veicoli commerciali a zero e bassissime emissioni, né interviene con specifiche misure di salvaguardia dei livelli occupazionali. Le proposte presentate dal mondo dell’auto sono le stesse da tempo: favorire il rinnovo del parco circolante, ancora tra i più vecchi e meno sicuri ed inquinanti d’Europa, e sostenere la diffusione di veicoli ecologici, che rischia di subire una inevitabile battuta d’arresto, vanificando il trend positivo innescato negli ultimi anni grazie all’ecobonus.

“Abbiamo cercato di spiegare al Governo in tutti i modi le conseguenze nefaste di una mancata pianificazione dei supporti sul mercato e sull’industria automotive nazionale nel prossimo triennio – sottolinea Motus-E –. ancora queste conseguenze non si vedono sulle immatricolazioni di quest’anno semplicemente perché, come spiegato nei mesi precedenti, la prenotazione degli incentivi ha portato a un “tesoretto” di immatricolazioni che si sarebbero realizzate anche nei mesi in cui i fondi non sarebbero stati disponibili”. “Questo effetto è comunque destinato a sparire e, in assenza di ulteriori supporti, come previsti negli altri Paesi, è plausibile che i valori delle BEV immatricolate nei primi mesi del 2022 potrebbero essere inferiori a quelli dei primi mesi del 2021″, ha aggiunto. “Urge quindi un intervento del Governo in legge di Bilancio, un’ultima occasione per non gettare nell’incertezza gli operatori ed i loro clienti“, conclude l’Associazione.





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