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Anima Holding ha retto bene all’impatto della pandemia, registrando una trimestrale superiore alle attese degli analisti e una buona raccolta netta di aprile, positiva per circa 178 milioni di euro, per un totale da inizio anno positivo per circa 600 milioni di euro. Alessandro Melzi D’Eril, eletto nelle scorse settimane nuovo ad della società dopo l’addio di Marco Carreri (rimasto in carica 11 anni) non si sbilancia a tracciare previsioni per i conti del 2020, ma intanto guarda con ottimismo al futuro, non escludendo operazioni straordinarie, forse anche fuori dai confini italiani per accrescere ulteriormente la massa critica dell’azienda.

Società vigile e pronta al consolidamento

Così operazioni straordinarie potrebbero presto profilarsi all’orizzonte di Anima. «Da sempre siamo stati attivi sul fronte del consolidamento. Negli anni passati siamo cresciuti fino a dieci volte in termini di masse gestite in larga parte attraverso crescita esterna», ha spiegato il numero uno della società di gestione del risparmio. «Abbiamo l’occhio ben vigile, anche perché riteniamo che avere massa critica nel nostro settore sia importante, per servire i nostri clienti al meglio». La società guarda sia in Italia che all’estero. «Cerchiamo possibilità in Italia, anche se ormai le occasioni ormai sono poche. Guardiamo anche all’estero», più che altro in Europa. «Per una società italiana al 100% – ha sottolineato Melzi d’Eril – un balzo fuori confine già di per sè non è facile da un punto di vista culturale. Quindi direi che se faremo un’operazione transfontaliera sarà in Europa, forse Europa del Nord visto che là hanno sede i principali player con una distribuzione paneuropea». I riflettori rimangono accesi anche sulla Spagna, che ha una «taglia interessante». La crisi provocata dalla pandemia potrebbe facilitare le mosse di Anima. «Si è creata una situazione complicata che molto probabilmente lascerà morti e feriti sul terreno. Ci saranno società che avranno maggiori difficoltà» e che quindi potrebbero diventare più facili prede, mentre Anima, come ha sottolineato Melzi d’Eril, ha tutte le carte in regola per espandersi. «Siamo solidi e con una dimensione importante».

In Italia Arca rimane l’oggetto del desiderio
Arca rimane il sogno nel cassetto del nuovo amministratore delegato di Anima, dopo essere stata nelle brame di Carreri. «Ripetiamo da anni che si tratterebbe di un modello strategico sicuro l’operazione con Arca sgr», ha detto il manager, aggiungendo: «Noi siamo disponibili a discutere le idee strategiche con razionalità e correttezza. Ma poi, si sa, i matrimoni si fanno in due». E per adesso, ha commentato ancora, «non mi pare ci sia l’interesse dei soci di Arca a una fusione. Poi molto dipenderà dall’M&A tra le banche». Arca è controllata da Bper con una quota attorno al 57% del capitale. E poi partecipata dalla Banca Popolare di Sondrio (al 36,8%) e da altre popolari. Melzi d’Eril esclude invece un’operazione con Mediobanca. «Non mi pare ci sia strada per un’operazione con noi», ha commentato.

Nessuna avance da parte di Amundi
Melzi d’Eril ha invece escluso avances da parte di gruppi esteri e in particolare da parte della francese Amundi, come era circolato voce nelle scorse settimane, «Non ci ha contattato nessuno, nemmeno Amundi», ha asserito il ceo di Anima che però non esclude che qualche dossier sia circolato sui tavoli di altri gruppi attivi nella gestione del risparmio. «Non mi stupirebbe, considerando i prezzi da saldo raggiunti dalle azioni soprattutto nelle scorse settimane. E poi la crisi crea sempre buone opportunità». Del resto, ha sottolineato Melzi d’Eril, le quotazioni di Anima anche negli ultimi mesi hanno sofferto molto di più rispetto ad altre società di gestione del risparmio sia perché «Anima è italiana al 100%, sia perché si appoggia sulla distribuzione bancaria con partner storici e non ha una propria rete distributiva. Ma chi ci conosce – ha detto ancora – sa che la società è solida e che il nostro business è migliore di quanto si pensi». Insomma «il valore intrinseco di Anima è più elevato» delle valutazioni espresse dal mercato. A dimostrazione, ha ricordato il ceo, anche Banco Bpm è salita nel capitale, portandosi nei giorni scorsi dal 14,7% al 15,4%.



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