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Alitalia nuovamente a corto di liquidità proprio mentre i negoziati con l’Unione europea per creare un nuovo vettore nazionale sono ad un punto morto. La compagnia di bandiera, in amministrazione controllata dal 2017, ha pagato ai suoi 11.000 lavoratori solo la metà dei loro stipendi di marzo.
La pandemia ha dato il colpo finale ad Alitalia che per anni è stata tenuta a galla da più di 5 miliardi di euro (5,9 miliardi di dollari) di denaro pubblico. Eppure il piano del governo di creare un nuovo, più piccolo vettore dalle ceneri di Alitalia ha incontrato l’opposizione dell’Unione Europea, che richiede una chiara separazione tra i beni e il personale della compagnia aerea fallita e la newco che vorrebbe decollare, ITA.
“Una nuova strategia” è necessaria “alla luce dello stallo nei dei negoziati con l’Ue”, ha detto il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti. Come scrive Bloomberg, l’Italia ha bisogno di un vettore per sostenere il suo ruolo nell’economia globale, compresa un’industria del turismo che rappresenta il 13% del prodotto interno lordo. Potrebbe già essere troppo tardi per far sì che decolli la nuova compagnia in tempo per la stagione estiva. Il primo ministro Mario Draghi ha chiesto a Giorgetti, insieme al il ministro delle Finanze Daniele Franco e il ministro dei Trasporti Enrico Giovannini, di gestire i colloqui con Vestager. Ma o tre incontri avvenuti nelle ultime settimane non hanno prodotto alcun progresso.
I nodi da sciogliere riguardano gli slot che devono essere ceduti, compresi quelli di Linate (dal 70% al 35% del totale), il fatto che Ita non potrà avere la maggioranza dei servizi di handling e manutenzione dopo una gara aperta ela necessità di modificare il brand (non potrà essere uguale a quello di Alitalia) e di non poter trasferire alla nuova società il programma Millemiglia.

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Alitalia nuovamente a corto di liquidità proprio mentre i negoziati con l’Unione europea per creare un nuovo vettore nazionale sono ad un punto morto. La compagnia di bandiera, in amministrazione controllata dal 2017, ha pagato ai suoi 11.000 lavoratori solo la metà dei loro stipendi di marzo.
La pandemia ha dato il colpo finale ad Alitalia che per anni è stata tenuta a galla da più di 5 miliardi di euro (5,9 miliardi di dollari) di denaro pubblico. Eppure il piano del governo di creare un nuovo, più piccolo vettore dalle ceneri di Alitalia ha incontrato l’opposizione dell’Unione Europea, che richiede una chiara separazione tra i beni e il personale della compagnia aerea fallita e la newco che vorrebbe decollare, ITA.
“Una nuova strategia” è necessaria “alla luce dello stallo nei dei negoziati con l’Ue”, ha detto il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti. Come scrive Bloomberg, l’Italia ha bisogno di un vettore per sostenere il suo ruolo nell’economia globale, compresa un’industria del turismo che rappresenta il 13% del prodotto interno lordo. Potrebbe già essere troppo tardi per far sì che decolli la nuova compagnia in tempo per la stagione estiva. Il primo ministro Mario Draghi ha chiesto a Giorgetti, insieme al il ministro delle Finanze Daniele Franco e il ministro dei Trasporti Enrico Giovannini, di gestire i colloqui con Vestager. Ma o tre incontri avvenuti nelle ultime settimane non hanno prodotto alcun progresso.
I nodi da sciogliere riguardano gli slot che devono essere ceduti, compresi quelli di Linate (dal 70% al 35% del totale), il fatto che Ita non potrà avere la maggioranza dei servizi di handling e manutenzione dopo una gara aperta ela necessità di modificare il brand (non potrà essere uguale a quello di Alitalia) e di non poter trasferire alla nuova società il programma Millemiglia.



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